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All’origine delle fake news: i Protocolli dei Savi di Sion

Uno degli argomenti più discussi oggi nel mondo occidentale, al centro anche di reciproche accuse durante quest’ultima orrida campagna elettorale, è quello delle fake news o bufale o, usando un termine icastico però efficacie, cazzate. C’è chi ritiene che queste siano un cancro in grado di infettare i processi democratici e la coscienza sociale dei paesi, altri invece considerano l’allarme esagerato e pensano che il tutto sia fondamentalmente innocuo (una ragazzata) vista l’evidente assurdità di alcune di queste “notizie”. Comunque un po’ tutti ritengono che questo fenomeno sia l’inevitabile o meno frutto avvelenato dell’internet trionfante, di questo nuovo sistema di trasmissione delle informazioni (da me stesso usato per questo blog) che però, in ragione della libertà e velocità con cui può essere adoperato da chiunque, sfugge ad ogni possibilità di controllo preventivo sulla qualità e veridicità di ciò che vi è inserito… quanto a breve termine è la nostra memoria vero? Nel 1903 venne pubblicata in Russia quella che può essere considerata la madre di tutte le fake news che però, nonostante la sua evidente assurdità, invece di scatenare grasse risate contribuì a creare il sostrato culturale che portò parte dell’Europa a girare la testa dall’altra parte di fronte all’evidenza di ciò che stava succedendo nei lager. Come se ciò non fosse sufficiente questa fake news continua ancora oggi ad imperversare in giro per il mondo assurta, presso alcuni gruppi e in alcuni paesi, a documento serio e autorevole cui dare la massima diffusione nonché farne oggetto di studio. Ovviamente sto parlando dei così detti Protocolli dei Savi di Sion, la Mecca di ogni cospirazionismo.  Ciò che sconvolge di più è che un documento che ha avuto un impatto così devastante sulla storia non è nulla di particolarmente originale o frutto di chissà quale inventiva, bensì un mediocre taglia e cuci di altre opere a loro volta spesso prodotto di plagi reciproci. Il buon quaranta percento dei Protocolli infatti erano una mera scopiazzatura de “Dialogue aux Enfers entre Montesquie et Machiavelli” (Dialogo agli inferi tra Montesquieu e Machiavelli) di Maurice Joly pubblicato nel 1864 a Bruxelles. Joly era un feroce oppositore di Napoleone III e proprio l’Imperatore era il bersaglio della critica satirica contenuta nel libello. L’autore immaginava che Montesquieu e Machiavelli si incontravano all’Inferno e tenevano un dibattito il francese a favore delle tesi liberali e democratiche, l’italiano invece, fedele ai presunti insegnamenti del suo “Il Principe”, a favore di un dispotismo amorale; dietro questa discussione filosofica in realtà Joly intendeva denunciare il piano di Napoleone III, descritto meticolosamente da Machiavelli, per abbattere la libertà in Europa ed imporre al continente “la tirannia dei più degradati popoli dell’Asia”. Il “piano”, se così vogliamo chiamarlo, si dipanava attraverso una serie di misure (controllo occulto della stampa, uso del potere delle banche attraverso i prestiti, collaborazione con la Massoneria ecc.) che avrebbero avuto lo scopo di privare progressivamente ed occultamente il popolo dei suoi diritti. Quest’opera, un mattone di oltre cinquecento pagine, non ebbe ampia diffusione, anche se regalò al suo autore un soggiorno nelle patrie galere. Il paradosso è che Joly aveva a sua volta copiato molti punti del supposto piano di Luigi Napoleone da un’altra opera cioè “I misteri del popolo” scritta, poco prima di morire, da Eugène Sue altro oppositore del nuovo regime imperiale stavolta però da posizioni più socialisteggianti. Si trattava di un prolisso romanzo storico che seguiva le vicende di due famiglie, una di origini galliche e una di origini franche, dall’antichità sino ai tempi appunto di Napoleone III la cui presa del potere era stata il punto di arrivo di una cospirazione messa in atto stavolta dai gesuiti. In particolare i dettagli di questa cospirazione erano descritti in una lettera che il padre gesuita Rodin indirizzava al generale dei gesuiti padre Roothann. Insomma l’ossatura fondamentale dei Protocolli derivava da questa copiatura di una copiatura e il tutto era abbastanza evidente in quanto gli autori dei Protocolli, di cui parleremo a breve, in alcuni casi si erano limitati a prendere frasi intere dal testo di Joly per renderle, senza apportare nessuna modifica, risoluzioni dei Savi di Sion. Altra primaria fonte d’ispirazione per i creatori dei falsi Protocolli fu il romanzo “Biarritz” dello scrittore antisemita tedesco Hermann Godsche il quale, in un capitolo dell’opera, immaginava che i due protagonisti spiino tredici rabbini, uno per ognuna delle tribù d’Israele più un “presidente”, che, una vola ogni secolo, si riuniscono per conferire con Satana nel cimitero ebraico di Praga, presso la tomba di rabbi Simeone Ben-Jehuda, al fine di fare il punto sulla progressione di un’immensa cospirazione giudaica tesa al dominio mondiale. Paradosso, o forse no, però anche l’opera di Godsche non era proprio “originale”, in quanto gran parte del piano di questo complotto era ancora una volta mutuato da Joly/Sue mentre la scena suggestiva della riunione notturna nel cimitero ebraico di Praga era ispirata, se vogliamo essere teneri, a un’opera minore di Alexander Dumas padre cioè il “Giuseppe Balsamo”. In questo caso non erano i rabbini a riunirsi nel cimitero vecchio della capitale boema, ma la loggia massonica del Conte di Cagliostro che si riuniva sulla vetta del Monte Tuono presso Worms per organizzare lo scoppio della rivoluzione francese attraverso il celebre scandalo della collana. Dunque, nei falsi Protocolli, abbiamo un corpo principale composto da un miscuglio di Joly/Sue/Godsche/Dumas a cui si aggiunsero spezzoni di vari libelli anti-semiti, anti-massonici, di critica alla rivoluzione industriale e infine opere d’ambiente teosofico in cui si vagheggiava della Gran Loggia Bianca che, segretamente, governava il mondo. Un esempio su tutti sono i brani tratti da “L’Esprit des betes” del socialista Alphonse Toussenel, che attaccava ferocemente gli ebrei in quanto signori del capitale che “succhiano il sangue del popolo”. Ma come nacquero i Protocolli? La loro origine va ricercata negli ambienti della cellula parigina dell’Ochrana, la temuta polizia politica zarista. Dopo la breve estate riformista sotto Alessandro II, il nuovo Czar Alessandro III aveva imposto alla Russia una netta sterzata autocratica fondata su un’offensiva a tutto campo contro il pensiero liberale, la valorizzazione della chiesa ortodossa come cementificatore sociale e custode della tradizione nonché la russificazione forzata delle minoranze etniche come i polacchi o i finlandesi. Questa ondata repressiva si abbatté duramente contro le comunità ebraiche colpite sia per opportunismo politico, i pogrom vennero ampiamente usati come valvola di sfogo sociale, sia perché l’ebreo era generalmente identificato come il liberale, il socialista e il rivoluzionario quindi come colui che complottava contro il governo czarista. In questo contesto il potente capo della Ochrana, Piotr Rachkovski, finanziò la redazione di molti articoli di stampo antisemitico e particolarmente attiva in questo senso fu la cellula parigina visto che in quegli stessi anni la Francia era nel pieno della tempesta dell’affaire Dreyfus e dunque traboccava di pubblicistica in merito a complotti ebraici e via dicendo. Una data precisa della redazione dei protocolli non esiste, sappiamo solo che iniziarono a circolare attorno al 1897, come anche rimane incerta il compilatore: alcuni autori indicano l’agente di stanza a Parigi dell’Ochrana Matvej Vasil’evič Golovinskij, mentre ad esempio John Michael Greer indica la nobildonna russa vicina alla teosofia Yuliana Glinka. Nel 1903 il giornale russo Znamja pubblicò i Protocolli a puntate, ma l’esplosione della loro popolarità si ebbe a seguito della rivoluzione russa del 1905 quando i gruppi conservatori e reazionari li imbracciarono come la prova provata che i moti rivoluzionari erano in realtà parte del grande complotto ebraico per abbattere l’Impero russo. In particolar modo si distinse in quest’opera di diffusione la casa editrice controllata dalle così dette Centurie nere (o Cento neri) un gruppo conservatore-nazionalista che riuniva elementi dell’aristocrazia, degli agrari e dei kulaki. Altro personaggio che contribuì alla diffusione dei Protocolli fu il mistico ortodosso Sergei Nilus, vicino alla moglie dello Czar Nicola II, che li inserì in appendice alla sua opera Velikoe v Malom (Il grande nel piccolo). La malafede di Nilus nel suo approccio ai Protocolli è resa evidente dal balletto di versione che diede per affermarne la veridicità: in primis dichiarò che essi erano i verbali del Primo Congresso Sionista tenutosi a Basilea nel 1897, ma venne fatto natare che quel congresso era stato aperto al pubblico e dunque vi erano vagonate di testimoni che potevano smentire che si fosse discusso delle questioni contenute nei Protocolli; di fronte a ciò Nilus fece un salto carpiato con doppio avvitamento tirando fuori una storia a metà strada tra James Bond e Dan Brown “Nel 1901, tramite un mio conoscente (il defunto maresciallo di Corte Aleksej Nikolaevič Sukotin di Černigov), riuscii a procurarmi un manoscritto che rivelava con insolita perfezione e chiarezza il corso e lo sviluppo del complotto segreto giudeo-massonico che avrebbe dovuto condurre questo mondo malvagio alla sua fine inevitabile. La persona che mi consegnò questo manoscritto mi aveva garantito che si trattava di una traduzione fedele dei documenti originali rubati da una donna ad uno dei più importanti ed influenti leader massonici durante un incontro segreto in Francia – il beneamato nido del complotto massonico.”. Nonostante le evidenti falle nella storia la vicinanza di Nilus alla czarina Alessandra fece in modo che i Protocolli trovassero diffusione a corte, divenendo oggetto di profondo interesse dello Czar Nicola II, notoriamente molto religioso nonchè ostile ad ogni idea che sfidasse il suo diritto divino a governare da autocrate. La sempre maggior attenzione attorno ai Protocolli spinse infine il Primo Ministro Petr Stolypin, un conservatore convinto però che alcune riforme fosse imprescindibili per conservare il regime, ad ordinare un’inchiesta per appurarne la veridicità. Non ci volle molto perché lo zampino dell’Ochrana apparisse in tutta la sua evidenza e così Stolypin, non volendo mettere in imbarazzo Rachkovski, ordinò la soppressione dei Protocolli sperando che la loro scomparsa avrebbe fatto calare il silenzio sulla vicenda. Lo stesso Nicola II, profondamente deluso alla notizia della falsità dei documenti, approvò la scelta del suo primo ministro con la celebre frase “Una buona causa non può essere difesa con mezzi sporchi”. Nonostante ciò i Protocolli continuarono a diffondersi nei circoli antisemitici e teosofici per poi essere portati nel resto d’Europa dagli esuli russi a seguito della rivoluzione d’ottobre. In particolare i Protocolli trovarono un pubblico particolarmente ricettivo degli ambienti della destra nazionale tedesca alla ricerca degli autori della Dolchstoßlegende (pugnalata alla spalle) che aveva determinato la sconfitta del Reich nella Grande Guerra. Hitler citò esplicitamente i Protocolli nel suo “Mein Kampf” ( Fino a che punto l’intera esistenza di questo popolo sia fondata sulla menzogna continua è incomparabilmente mostrato dai Protocolli dei Savi di Sion, così infinitamente odiati dagli ebrei. Sono basati su un falso, come grida e lamenta il Frankfurter Zeitung ogni settimana: la miglior prova che essi siano autentici… la cosa importante è che con terrificante certezza essi rivelano la natura e l’attività del popolo ebraico ed espone i loro contesti interni come anche i loro scopi finali.) e dopo la presa del potere dei Nazionalsocialisti nel 1933 essi divennero un architrave della propaganda antisemita del regime venendo inseriti nei testi di scuola e ricevendo nuove edizione accuratamente commentate. Paradossalmente i Protocolli raggiunsero la loro massima popolarità nei vent’anni successivi al 1921, anno in cui ne venne provata la loro assoluta falsità. Nel 1920 il Times li aveva pubblicati giudicandoli autentici, ma un anno dopo uno studioso inglese di nome Lucien Wolf si avvide delle evidente copiatura di brani di Joly e Sue. Il corrispondente da Costantinopoli del Times Philip Graves lesse il lavoro di Wolf e decise di rendere pubblica la cosa con una serie di articoli, per cui chiunque dopo il 1921 affermò che i Protocolli fossero veri era certamente in malafede in quanto il loro collegamento con il “Dialogo agli inferi” di Joly era stato esposto. Vi fu anche un processo, tenutosi a Berna tra il 1934 e il 1935, in cui un giudice si espresse, con argomentazione per altro molto dure, contro l’autenticità dei Protocolli, definiti “ridicole assurdità”, gabellata da un nazista elvetico. Nonostante queste ripetute sferzate i Protocolli sembravano aver assunto una vita propria al di sopra delle categorie di vero o falso; le opinioni  inmerito a ciò che rappresentavano i Protocolli prevalevano sui fatti della loro falsità. Esempio lampante di questo rapporto schizofrenico è dato dalle parole di Jules Evola il quale, in un’introduzione all’edizione italiana dei Protocolli, ammise che erano chiaramente dei falsi storici, ma ciò non rilevava in quanto la congiura ebraica da loro immaginata si stava chiaramente dipanando nella contemporaneità e dunque, per quanto artefatti, essi restavano un utile strumento per comprendere la realtà. Neanche la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto misero fine alla farsa dei Protocolli che imperversano ancora in giro per il mondo ora tra il farsesco ora tra il tragico. Molti gruppi antisemiti e neo nazisti (come i greci di Alba dorata, il KKK americano e i gruppi ultranazionalisti russi) li spacciano ancora per veri facendone ampiamento riferimento e propaganda. Soprattutto però è nei paesi arabi, ovviamente all’interno dell’infinito conflitto con Israele, che i Protocolli hanno conosciuto una nuova primavera; non solo gruppi come Hamas o Hezbollah fanno spesso riferimento ad essi, ma anche governi come quello saudita o quello iraniano ne sostengono la diffusione nelle scuole e presso l’opinione pubblica per sostenere la loro tesi del complotto sionista. Ancor più ridicolo è poi il fatto che in certi ambienti i Protocolli sono sì presi per veri, ma come prova non di una cospirazione ebraica bensì di altre cospirazioni. Già dopo la Grande Guerra negli Stati Uniti e in Gran Bretagna i Protocolli vennero depurati da ogni riferimento agli ebrei e riciclati come prova del grande complotto bolscevico (in tal senso ad esempio il giornale di Philadelphia “Public Ledger” o le portabandiera del cospirazionismo britannico Nesta Webster e lady Queensborough). Nel secondo dopo guerra, con il progressivo peggiorare della psicosi da teoria del complotto, la cosa sprofondò sempre di più nel ridicolo: se negli anni ’60 uno dei padri del cospirazionismo americano, Robert Welch fondatore della John Birch Society, citò i protocolli come prova del complotto di sinistra dei così detti Insiders mentre negli anni ’90 i Protocolli, spesso privati di ogni riferimento agli ebrei, divennero un architrave della teoria del Nuovo Ordine Mondiale e sono spesso inseriti nelle “””opere””” di David Icke (per intenderci quello che sostiene che la terra sia dominata da una razza aliena di rettili antropomorfi…. e non ridete perché c’è gente che ci crede per davvero fate un salto su Youtube).

Prima di concludere restano due argomenti da trattare per dare un quadro storico-scientifico serio alla vicenda dei Protocolli: cosa contengono e perché divennero così famosi, due questioni che in realtà sono una sola essendo interdipendenti tra loro. Secondo me la ragione del loro successo è da individuare nel fatto che vennero pubblicati esattamente nel momento storico in cui il pubblico era pronto a darvi credito. La fine dell’ottocento e la prima metà del novecento è infatti il momento in cui la società europea transitò dal vecchio antigiudaismo su base religiosa (l’ebreo come deicida) al nuovo antisemitismo prima solo sociale-culturale poi biologico. Un po’ dappertutto le comunità ebraiche venivano guardate con sospetto tanto da destra quanto da sinistra: per i conservatori, l’abbiamo visto, gli ebrei erano i propagatori delle idee liberali e socialiste (es. si attirò molto l’attenzione in Russia e Germania su quanti dirigenti comunisti avevano origini ebraiche) mentre per molti socialisti gli ebrei erano il simbolo del capitalismo parassitario (lo stesso Marx nei suoi scritti, nonostante le sue origini ebraiche, non fu affatto tenero nei confronti del popolo eletto). Questa diffidenza, trasversale ai vari strati sociali, si fuse con la prima grande ondata cospiratoria della storia: è infatti questa è anche l’epoca in cui si afferma la teosofia, che crede ciecamente nell’esistenza di forza occulte a governo del mondo, e in cui la letteratura si caratterizza costantemente con la narrazione di società segrete e complotti occulti di varia natura (Lovecraft, Conan Doyle, Dumas ecc.). La Massoneria e più in generale le società segrete acquistano la loro massima fama ed erano spesso protagoniste di sibillini articoli sui giornali nonché di improbabili libri in sui si svelavano i loro segreti. In questo contesto apparvero improvvisamente i Protocolli in cui, per usare una frase de “Il Divo”, tutto si tiene, tutto si tocca, tutto si collega; praticamente ogni ambito della società contemporanea trovava il suo posto al loro interno offrendo così una lettura della modernità integralmente in chiave della cospirazione giudaica. Così c’era il controllo sull’editoria al fine di condizionare l’opinione pubblica “Sopra i libri con meno di trecento pagine metteremo una tassa doppia e questa misure obbligheranno gli scrittori a pubblicare delle opere lunghe, che avranno pochi lettori. Noi invece pubblicheremo opere a buon mercato per educare le menti del pubblico. La tassazione determinerà una riduzione della letteratura dilettevole, e nessuno che desideri attaccarci con la sua penna troverebbe un editore.” e “Tutti i nostri giornali saranno di ogni possibile orientamento – aristocratico, repubblicano, rivoluzionario, ed anche anarchico – fintanto che, naturalmente, esisterà la costituzione … Come l’idolo indiano “Vishnu” avranno cento mani, ed ognuna di loro avrà un dito su ognuna delle opinioni pubbliche come richiesto.” o ancora “Nemmeno un singolo annuncio raggiungerà il pubblico senza il nostro controllo. Anche adesso argomenti delle notizie vengono ricevuti da poche agenzie, in ogni parte del mondo. Queste agenzie saranno quindi interamente nostra e faranno pubblicità soltanto a ciò che noi dettiamo loro.” ed infine “Naturalmente si dovrà impedire ad ogni giornale di dare notizie di delitti perché il popolo creda che il nuovo regime abbia soppresso persino la delinquenza. Ma dei vincoli posti alla stampa non ci si deve preoccupare oltre misura perché che la stampa sia libera o no  il popolo non se ne accorge neppure, incatenato com’è al lavoro e alla povertà. Che bisogno ha il proletariato lavoratore che i chiacchieroni ottengano il diritto di cianciare.”. C’era poi il capitolo dedicato all’educazione “Quando saremo al potere, toglieremo dai programmi educativi tutte le materie che potrebbero turbare lo spirito dei giovani, e li ridurremo a essere bambini obbedienti, i quali ammirano il loro sovrano. Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi cattivi che buoni, faremo studiare i problemi del futuro. Dalla memoria degli uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati che potrebbe essere sgradevole per noi. Con una metodica educazione sapremo eliminare i residui di quella indipendenza di pensiero della quale ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo.”. Si dava poi ovviamente ampio spazio al controllo dell’economia ” Un prestito è un attestato emesso dal governo, che lo impegna a pagare una percentuale della somma totale del denaro preso in prestito. Se un prestito è al 5%, in 20 anni il governo avrà inutilmente pagato una somma pari a quella ricevuta, per coprire gli interessi. In 40 anni avrà pagato il doppio, e in 60 il triplo della somma, senza comunque estinguere il debito.” e poi “Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili coll’aiuto dell’oro, che è tutto nelle nostre mani. Getteremo sul lastrico folle enormi di operai in tutta Europa. Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza, sono stati gelosi sin dall’infanzia, ne saccheggeranno gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno perché il momento dell’attacco ci sarà ben noto e prenderemo le misure necessarie per proteggere i nostri interessi.”  e infine “Gli Stati annunciano che un prestito di questo tipo deve essere concluso e si aprono le iscrizioni per le proprie cambiali, vale a dire, per i loro buoni fruttiferi. Che possono e ed il prezzo è determinato a da cento a mille; e viene fatto uno sconto per i primi sottoscrittori. Il giorno successivo con mezzi artificiali il loro prezzo aumenta, con la presunta ragione che tutti si stanno precipitando a comprarli. In pochi giorni le casseforti del tesoro s traboccanti e ci sarà più denaro di quanto poss presume, copre di più volte il totale del problema del prestito; in questo si macchina – vedete, essi dicono, quale fiducia viene dimostrata dalle cambiali del governo. Ma quando là fuori si fa la commedia, emerge il fatto che sia stato creato un debito e eccessivamente oneroso. Per il pagamento prestiti, che non vengono inglobati, ma solo aggiunti al debito del capitale. E quando questo credito è esaurito diventa necessario emettere dalle nuove tasse per coprire non il prestito, ma l’interesse su di esso. Queste tasse sono un debito impiegato per coprire un debito…”. Ampio spazio veniva poi dato al legame cospirazione ebraica – massoneria “Fino a quando non avremo conseguito il potere cercheremo di fondare e moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo. Queste logge saranno la fonte principale ove attingeremo le nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. In queste logge annoderemo tutte le classi sociali e rivoluzioneremo la società. Quasi tutti gli agenti della polizia internazionale segreta faranno parte delle nostre logge.”. Spazio poi veniva dato agli strumenti per distrarre i cuori e le menti della gente al fine di potergli sottrarre la libertà da sotto il naso “Per impedire che il popolo scopra da sé qualsiasi nuova linea d’azione politica lo terremo distratto con varie forme di divertimento: ludi ginnici, passatempi, passioni di vario genere, osterie e lo inviteremo a competere in gare artistiche e sportive… Incoraggeremo amore per il lusso sfrenato e aumenteremo i salari, ma ciò non porterà beneficio all’operaio perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più necessarie col pretesto dei cattivi risultati dei lavori agricoli. Mineremo le basi della produzione seminando i germi dell’anarchia fra gli operai e incoraggiandoli all’abuso di degli alcolici. Cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso ogni specie di teoria fantastica che possa sembrare progressiva o liberale.”. E poi riferimenti alla scristianizzazione della società (Dobbiamo cancellare il concetto di Dio dalla mente dei cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e bisogni materiali), controllo dei processi politici (Il popolo, sotto la nostra guida, ha annientato l’aristocrazia, che era la loro unica e sola difesa e madre incoraggiante per il bene del loro stesso vantaggio, che è legato in maniera inseparabile al benessere del popolo. Oggi, con la distruzione dell’aristocrazia, il popolo è caduto nelle grinfie dei furfanti arraffa-denaro senza scrupoli che hanno gettato un giogo spietato e crudele sulle spalle dei lavoratori)  e tanto altro il tutto, naturalmente, nella costante ombra dei Rothschild (notoriamente responsabili di tutto dalla rivoluziona francese a quella russa, alle guerre mondiali sino alle buche nelle strade di Roma) sempre citati in ogni edizione commentata. Insomma ogni paura, ogni timore, ogni dubbio della società otteneva una risposta che era sempre la stessa: tutto è parte della grande cospirazione giudaica e molta gente trovò, e trova ancora oggi, più confortante ritenere che tutto rientri nel perfetto schema di una cospirazione piuttosto che accettare che il caso governi le vite. Paradossalmente credere che le cospirazioni governino il mondo fa in qualche modo sentire meglio piuttosto che pensare che la Grande Guerra sia scoppiata perché un autista sbagliò strada.

Concludo dicendo che ritenere la vicenda dei Protocolli e dei loro nefasti effetti sull’animo della società come qualcosa di storicizzato e comunque non più attuale sarebbe un gravissimo errore. Non solo perché girando su internet si può rimanere sconvolti dal notare che, a quasi vent’anni dalla certificazione della loro falsità, per ogni sito che ne ricostruisce correttamente la genesi ve ne sono il doppio che invece ne difende in varia maniera la veridicità; ma soprattutto perché è una vicenda che non ci ha insegnato niente sull’avere senso critico e non abbracciare verità rilevate! Se non fosse così infatti non si darebbe oggi così ampio credito e diffusione a quella versione 2.0 dei Protocolli che è il così detto Piano Kalergi. So che adesso mi attirerò critiche e commenti di chi invece sostiene l’assoluta veridicità del Piano citando tutta una serie di circostanze che si sarebbero verificate… fidati amico non argomenti in modo diverso da chi da più di un secolo argomenta la veridicità dei Protocolli. Perché una cosa sia vera non basta che si adatti perfettamente alle nostre opinioni, o alle nostre paure.

 

Bibliografia:

  • John Michael Greer, Dizionario enciclopedico dei misteri e dei segreti
  • Umberto Eco, Il Cimitero di Praga e Il Pendolo di Foucault

 

1 Response
  • Lucio Fini
    16 marzo 2018

    Interessante. Comunque una riflessione va fatta. Perché si inventarono i Protocolli dei Savi di Sion, e non, per esempio, i Savi ungheresi, bulgari, svizzeri, finlandesi?
    Perché il Mercante di Venezia, scritto tanti secoli prima, ha per protagonista un ebreo? Perché il presidente degli Stati Uniti, ed i governi di mezzo mondo sono succubi di Netanyahu?

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