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La componente esoterica e occulta del Nazismo – Parte II

Le SS

Nate nel 1925 come guardia personale di Hitler le Schutz-Staffen aumentarono rapidamente i loro effettivi e il loro potere, in particolar modo dopo che, nel 1934, con la notte dei lunghi coltelli misero fuori causa i loro rivali delle SA di Rohm. L’importanza delle SS nel Terzo Reich crebbe poi esponenzialmente e costantemente negli anni della guerra finché, nel periodo che seguì all’attentato del 20 Luglio ’44, esse assursero a un vero e proprio stato nello stato con poteri pressoché illimitati. Praticamente l’intero apparato repressivo del regime nazista fu affidato alle formazioni di Himmler: loro erano le titolari della gestione dei Lager, la Gestapo era amministrata da ufficiali delle SS sin dal 1934, gli Einsatzgruppen incaricati della pulizia etnica nell’est Europa erano sotto il controllo delle SS e i due artefici operativi dell’olocausto, cioè Heydrich e Eichmann, erano sempre membri delle SS. Dal 1929 questa milizia di partito finì sotto il controllo di un freddo burocrate, dai modi gentili e dall’apparente fedeltà assoluta al Fuhrer: Heinrich Himmler. Di tutti gli esponenti del nazismo magico Himmler fu sicuramente quello che più di tutti tentò di dare un risvolto pratico alle sconclusionate teorie dell’ariosofia e dell’esoterismo mistico di cui abbiamo detto nel precedente articolo. Ciò fu possibile in quanto Hitler diede a Himmler carta bianca in merito alle modalità di organizzazione e gestione delle SS; il Reichsfuhrer si servì di questa libertà d’azione per fare di questa milizia una sorta di ordine religioso ispirandosi tanto ai gesuiti (da lui definiti le SS della chiesa cattolica) quanto ai cavalieri teutonici. Le SS furono così la prima linea del progetto di purificazione biologico-spirituale dell’Europa, nonché della ricerca delle prove scientifiche della veridicità delle teorie sull’esistenza della razza ariana. L’ingresso nelle SS erano regolato da rigidissime norme sulla dimostrazione dell’assenza di ogni contaminazione nel sangue del candidato sino almeno al 1750; inoltre ogni loro membro, qualora volesse sposarsi, era tenuto ad ottenere un certificato d’autorizzazione da parte dell’Ufficio razza e regolamento dopo attenta analisi dell’albero genealogico della futura sposa. In queste regole si può chiaramente ritrovare traccia delle teorie di Von List e Lanz che ritenevano necessario, per la restaurazione della razza ariana, di procedere a una rigida politica razziale-matrimoniale che garantisse l’unione di individui biologicamente puri al fine di portare avanti un preciso programma eugenetico. Sempre all’interno di questo programma troviamo poi un tentativo di dare vita a quei monasteri per l’accoppiamento di cui aveva scritto Lanz; stiamo parlando del programma Lebensborn (sorgente di vita), dove si incoraggiava giovani donne, scelte per le loro apprezzabili caratteristiche razziali, ad accoppiarsi con appartenenti alle SS prima che queste partissero al fronte al fine di prevenire il pericolo della perdita in guerra di prezioso sangue ariano. A queste ragazze veniva garantito l’anonimato, un’assistenza sociale-sanitaria di primo ordine e la riconoscenza del Reich per essere andate oltre i pregiudizi piccolo-borghesi e i tabù religiosi al fine di garantire il rafforzamento della Germania. Il programma Lebensborn aveva però aspetti anche più agghiacciati, in particolare quello del rapimento di bambini “biologicamente interessanti” dai territori occupati per portarli in Germania ed educarli come tedeschi. Il senso sacrale che pervadeva l’ambiente delle SS è ben dato da una serie di cerimonie religiose potremmo dire parallele, se non proprio sostitutive, a quelle tipiche del cristianesimo; di fronte ad un’immagine di Hitler, tra bracieri sacri, alberi della vita e alla presenza di un funzionario delle SS i membri della milizia-ordine si sposavano e battezzavano i loro figli. Ancora le insegne delle SS non venivano benedette da un prete, ma toccate con la “bandiera di sangue” cioè la bandiera dell’NSDAP che era stato macchiato del sangue dei membri del partito durante il tentativo di putsch del 1923. Il calendario delle nuove reclute era basato su una serie di “festività” neo-pagane: il corso iniziava il 9 Novembre, anniversario del fallito putsch, il 30 Gennaio, anniversario della presa del potere del Nazismo, si riceveva la tessera che li identificava come aiutanti e infine, il 20 Aprile compleanno del Fuhrer, si entrava in servizio permanente tramite il giuramento di fedeltà. Questa è un’altra cerimonia completamente pervasa da elementi neo-pagani e mistici; la recluta, tenendo l’indice, il medio e il pollice della mano destra in modo da ricordare la runa algiz, giurava di ubbidire ad Adolf Hitler e “ai superiori che tu mi darai” fino alla morte. Sempre la runa algiz sostituisce la croce nei cimiteri delle SS, inoltre nell’indicare il nome del defunto le sue date di nascita e morte sono sempre precedute dalla medesima runa. Ruolo centrale in quest’opera di neopaganizzazione e trasformazione di una milizia di partito in una sorta di nuovo ordine religioso-cavalleresco fu una delle figure più ambigue dell’intero Terzo Reich: Karl Maria Wiligut. Nato nel 1866 a Vienna egli svolse un’onorata carriera militare raggiungendo il grado di colonnello durante la Grande Guerra; in parallelo a ciò però vi fu un costante contatto con il mondo dell’ariosofia, in particolare con l’Ordo Novi Templi di Lanz. Affermando di essere dotato di una straordinaria memoria ancestrale, cioè la capacità di poter “vedere” il passato delle cose semplicemente toccandole o entrando in trance, Wiligut iniziò ad essere una presenza fissa nei circoli esoterici dove era conosciuto anche con l’appellativo di Weisthor (Thor bianco). Nel dopoguerra iniziò però anche a soffrire di problemi mentali che lo portarono, nel 1924, ad essere ricoverato in manicomio con la diagnosi di schizofrenia e paranoia violenta. Nei tre anni che passò nella casa di cura di Salisburgo Wiligut continuò però ad essere visitato dai seguaci di Lanz, che lo ritenevano un’autorità in tema di meditazione runica, e lui stesso aveva scritto non pochi articoli per “Ostara” e altre riviste ariosofiche ed esoteriche. Uscito di manicomio nel 1927, nel 1933 un amico lo presentò ad Himmler che, già affascinato dall’occulto, rimase conquistato da questa personaggio al punto di farne il suo consigliere personale per tutte le questioni che riguardavano l’esoterismo e il misticismo. La fiducia pressoché assoluta che il Reichfuhrer aveva in lui è dimostrata dal fatto che, già un anno dopo il loro incontro, Wiligut era stato nominato SS-Oberfuhrer (tenente generale), direttore del dipartimento di preistoria dell’Ufficio centrale della razza a Monaco nonché supervisore della ricostruzione del castello di Wewelsburg. Il castello di Wewelsburg è oggi uno dei grandi caposaldi delle teorie della cospirazione e il suo “mistero” è talmente grande da aver persino ispirato una delle più famose serie di videogiochi della storia: Castle Wolfenstein. Se è doveroso ammettere con non tutto si sa in merito alle cerimonie che si svolgevano nel castello, gli archivi furono distrutti su ordine di Himmler negli ultimi mesi della guerra, dobbiamo altresì mantenere la mente lucida e, senza lasciarci incantare dai fuochi fatui della soluzione magica, adoperare il rigore della ricerca scientifica per valutare i fatti ed elaborare delle ipotesi. La costruzione del castello di Wewelsburg risale al 1124 ad opera del conte locale; già allora l’edificio aveva la sua particolare pianta a forma di testa di lancia, ma il motivo di ciò non va ricercata in misteriose ragioni di carattere occulto bensì nella necessità tecnica di inglobare nella struttura la grande roccia circolare posta sulla cima della collina. Divenuto proprietà del principe-vescovo della famiglia dei Fusternberg, il castello passò nel 1802 allo stato prussiano già una situazione d’abbandono e diroccamento della struttura. Ritenuto inutile persino come came carcere militare, il vicino comune di Buren-Brenken decise di convertirlo in parte ad ostello della gioventù, museo etnologico e residenza del sacerdote. Questa era ancora la sua funzione quando nel 1934 Himmler rilevò la proprietà del castello per destinarlo alle sue SS. Non esistono documenti che spieghino il motivo per cui il Reichsfuhrer scelse Wewelsburg per cui tanto l’ipotesi che egli sia rimasto affascinato dalla sua forma a lancia, richiamo alla mistica reliquia della lancia di Longino, oppure dal fatto che il luogo avesse un legame con la leggenda del Graal, vi avrebbero soggiornato i templari di ritorno dalla Terra santa con il sacro calice, sono plausibili. Di fatto però, volendo a tutti i costi fare gli avvocati del diavolo, nulla esclude argomenti più terra terra come il semplice innamoramento del paesaggio, la zona effettivamente è bellissima da un punto di vista naturalistico. Comunque sin da subito Himmler destinò l’edificio a svolgere la funzione di centro culturale per le SS rendendolo la sede dell’Istituto Ahnenerbe nonché il luogo in cui riunirsi con dodici Obergruppenfhurer, ognuno con un proprio simbolo araldico, in non meglio precisate “conferenze di primavera”. In effetti nel programma di ristrutturazione del castello, interamente affidato a Wiligut e all’architetto Bartels, il numero dodici è ripetuto costantemente in un modo che autorizza ad andare al di là della mera coincidenza: dodici sono le colonne nella Obergruppenfuhrersaal, dodici sono le braccia del sole nero nel mosaico al centro della medesima stanza, dodici sono le camere da letto ognuna dedicata a un preciso personaggio della mitologia cavalleresca e infine dodici erano i posti a sedere nella immaginifica nuova tavola rotonda appositamente costruita in quercia. I lavori di rinnovamento furono più radicali nella torre Nord che vide la realizzazione ex novo di due sale: al piano terra, affacciata sul cortile interno, la già citata Obergruppenfuhrersaal con le dodici colonne e il mosaico del sole nero sul pavimento; la stanza però più evocativa è certamente il sotterraneo, chiamato Walhalla, ottenuto attraverso uno scavo di 4,8 metri sotto la suddetta torre. Per questo sotterrano si adottò la tecnica architettonica delle tombe micenee; le finestre erano situate alla fine di un tunnel di circa un  metro e poste in modo da far convergere la luce esattamente al centro della stanza, all’interno di quello che ha tutto l’aspetto di un cerchio sacro, dove si trovava un piccolo tubo del gas che, probabilmente, alimentava un qualche tipo di fiamma. Sulla cupola vi è poi una svastica che, tramite quattro fori appositamente posti, produce un effetto eco su chiunque si metta a parlare sempre al centro del cerchio sacro. Ai lati originariamente erano state scavate dodici nicchie che in seguito vennero sostituite da dodici colonne-sedili. Il programma di ristrutturazione prevedeva anche la costruzione di una terza stanza sopra la Obergruppenfuhrersaal, anch’essa con soffitta a cupola, ma non se ne fece mai niente; così come non se ne fece niente dei progetti per il grandioso complesso di edifici che avrebbe dovuto circondare, con una precisa geometria, il castello e di cui è rimasta traccia solo in alcune planimetrie. Il 31 Marzo 1945, a seguito dell’avanzata degli anglo-americani, Himmler diede ordine di far saltare in aria il castello, ma la fretta fece in modo che si riuscisse solo a provocare un incendio che finì solo a divorare le travature del soffitto. A questo punto della storia Wiligut era già uscito di scena in quanto la scoperta delle sue cartelle psichiatriche del manicomio di Salisburgo costrinse Himmler, per ragioni d’opportunità, ad allontanarlo dalle SS nell’Agosto 1939. Come detto non essendoci alcuna documentazione certa non è possibile sapere quale fosse la natura delle “conferenze di primavera” che si svolgevano a Wewelsburg e in particolare nel Walhalla, sempre supponendo che sia mai stato realmente utilizzato. Le ipotesi che sono state avanzate sono di varia natura. Molto improbabile è la teoria che parla di riunione strategiche per decidere, in questo ambiente mistico, le tattiche della guerra; Hitler infatti, soprattutto dal 1942 in poi, assunse sempre più personalmente la direzione delle operazioni belliche ed è difficile che potesse lasciarsi scavalcare dai vertici delle SS quando non accettava neanche il consiglio dei suoi stessi generali. La presenza di Wiligut al castello fino al 1939 rende non peregrina l’ipotesi che la natura delle “conferenze di primavera” fosse mistico-esoterica, ma in che modo? La tesi generalmente più accetta è che durante queste conferenze si tenessero delle riunioni di studio sulle tematiche dell’ariosofia, mentre il Walhalla fosse il luogo per delle particolari cerimonie funebri neopagane in memoria delle SS cadute durante il conflitto. A sostegno vi è il fatto che dal 1933 alcune SS ricevevano l’SS-Ehrenring cioè un anello d’argento, apparentemente disegnato da Wiligut, con il Totenkopf e quattro rune incise sopra; questo anello, nel caso di morte del detentore, andava inviato a Wewelsburg in un apposito cofanetto e poteva dunque essere usato per le suddette cerimonie funebri. Pierluigi Tombetti, studiando l’effetto eco prodotto dal soffitto del Walhalla, ha invece avanzato l’ipotesi che nel sotterraneo si tenessero sessioni meditazione runica alla presenza dei dodici Obergruppenfuhrer guidati da un maestro di cerimonie come Wiligut o Himmler stesso. Secondo lo studioso italiano l’effetto eco, producendosi solo se ci si pone esattamente al centro della stanza, non avrebbe avuto senso se nella medesima posizione fosse stata posta la fiamma sacra di cui si teorizza; invece se lì vi si fosse trovato un uomo intento nella meditazione runica, il mantra da lui ripetuto sarebbe stato amplificato dall’eco. La teoria è suggestiva e in linea con l’interesse dimostrato da Himmler per le affermazioni di Guido Von List in merito al potere delle rune (Miguel Serrano affermò che le SS tenevano cerimonie del genere nella località di Externsteine), ma si scontra con il fatto che effettivamente al centro del Walhalla vi era un tubo del gas che poteva servire ad alimentare una fiamma e la spiegazione che Tombetti dà, cioè che vi sarebbe stata una piccola fiamma nascosta da un chiusino, non l’ho trovata particolarmente convincente. Il significato mistico attribuito da Himmler a Wewelsburg è poi intuibile anche dalla già citata simbologia delle dodici stanze da letto degli Obergruppenfuhrer; come detto queste stanze sono ognuna dedicata a una figura della mitologia cavalleresca (es. re Artù) e ciò può essere legato alle idee di Himmler in merito alla reincarnazione (lui stesso si riteneva la reincarnazione dell’imperatore Enrico I di Sassonia). Questo è quanto; se qualcuno vuole scrivere un libro dell’horror, fantasticando di culti demoniaci o cerimonie per riportare in vita i morti, è libero di farlo, ma per quel che mi riguarda queste in breve sono le conclusioni più logiche a cui si può giungere sulla base dei fatti storici accertati. Sempre Pierluigi Tombetti avanza l’ipotesi che Himmler, riprendendo i progetti di Von List e Lanz di un ordine sacerdotale che avrebbe guidato il nuovo Regno Ariano, intendesse fare di Wewelsburg la sede di quest’ordine e dei dodici Obergruppenfuhrer i suoi alti sacerdoti, portatori di quelle superiori conoscenze gnostiche ritrovate attraverso lo studio dell’antichità dei popoli germani e le spedizioni di giro per il mondo dell’Ahnenerbe. Effettivamente da vari documenti emerge il progetto del Reichfuhrer di costruire, a guerra vittoriosamente conclusa, uno Stato delle SS con i confini dell’antico ducato di Borgogna, quindi posto all’esatto confine tra la Francia e la Germania, e sembra che Hitler avesse dato il suo beneplacito a tale idea.

L’istituto Ahnenerbe e le sue spedizioni

Nel 1932 a Bad Doberan venne fondato l’Istituto per la storia primitiva spirituale ad opera dell’olandese naturalizzato tedesco Hermann Wirth. Come Wiligut anche Wirth era una personalità tutta particolare in quanto, sebbene rispettato professore di filologia olandese  a Berlino, era solito usare metodi di ricerca abbastanza eterodossi quando si trattava di studiare il passato dei popoli germani. Non era disposto ad ammettere di fare errori e difendeva le sue tesi anche quando queste erano state smentite da tutta la comunità scientifica; forse questa può apparire come cocciutagine o giusta fiducia nelle proprie idee, ma in realtà era più che altro voler a tutti i costi provare le proprie tesi quali che fossero gli strumenti usati per farlo. Così ad esempio continuò a propagandare e a tentare di imporre alle università tedesche, usando anche i suoi contatti con la politica, la Cronaca Ura Linda anche dopo che  era stato dimostrato che questo era un falso del XIX secolo. Nel 1934 Wirth conobbe Himmler che, come già era successo con Wiligut, rimase affascinato dal personaggio e decise di metterlo a capo della struttura scientifica delle SS. Così nel 1935 Wirth, Himmler e Walter Darré, ministro dell’agricoltura ed esponente dell’esoterismo “moderato”, fondarono la Società di ricerche per l’eredità ancestrale o Ahnenerbe con sede a Wewelsburg. Wirth sin da subito lavorò a stretto contatto con Wiligut che tramite la sua memoria ancestrale indicava agli archeologi della società dove scavare per trovare le rovine dell’antichità germanica. Nel 1937 Wirth venne sostituito dal prof. Walther Wust dell’Università di Monaco che ristrutturò la società su criteri maggiormente scientifici, sebbene non fu in grado di liberarsi di Wiligut; fu grazie a lui che l’Ahnenerbe iniziò a ricevere la collaborazione di alcune delle migliori menti scientifiche della Germania tutto dirette a un unico obiettivo: trovare le prove che dimostrassero la veridicità storica della razza ariana e delle teorie ariosofiche. Fino agli anni ’40 la società era una no-profit finanziata dal ministero dell’agricoltura, Darré voleva trovare le tracce degli antichi agricoltori germani e delle loro tecniche; in seguito però passò sotto il diretto controllo delle SS con un fondo autogestito che raggiunse la cifra di un milione di Reichmark. L’Ahnenerbe fu una delle prime centrali di ricerca in cui si applicò il metodo dell’interdisciplinarità, e come scrive Tombetti questo è stato forse l’unico contributo di Himmler all’umanità, al suo interno infatti, sotto la guida di diciannove dei più prestigiosi professori universitari tedeschi, si studiava archeologica, medicina, storia delle religioni, astronomia e così avanti sino alla musicologia. Ovviamente non c’era libertà di ricerca, ma tutto era piegato all’unico obiettivo di dimostrare che le affermazioni di Von List e Lanz su Thule, la razza ariana e le conoscenze gnostiche degli antichi germani fossero vere. Così ad esempio il dipartimento di linguistica tentava di dimostrare che tutte le lingue antiche era derivate da un’originale lingua ariana che si era diffusa in tutto il mondo, il dipartimento di studi orientali analizzava i Veda indiani per dimostrare che essi erano i testi sacri degli Aryan giunti da Iperborea, infine il dipartimento di musicologia fu mandato in giro per il mondo (Sud-Tirolo, Islanda, Finlandia ecc.) per raccogliere testi di canzoni e spartiti di ballate popolari al fine di ricostruire l’antica musica a ariana dimostrando così la superiorità armonica dei germani rispetto all’assenza di fantasia degli ebrei. Grandi campagne di scavo furono condotte presso il sito megalitico sacro di Extersteine situato nella foresta di Teutoburgo, dove nel 9 d.c. le legioni di Varo erano state annientate dalla coalizione germanica guidata da Arminio. Qui, guidati dalle trance di Wiligut, gli archeologi della Ahnenerbe cercarono prove di una teoria energetica, simile a quelle delle ley lines elaborata dall’inglese Alfred Watkins nel 1921, che mettesse in correlazione le costruzioni degli antichi con la geomantica, i campi magnetici e l’astronomia. Va detto per obbiettività che, sebbene ancora oggi le ley lines siano considerate pseudoscienza, gli archeologi hanno da tempo accertato che i popoli della preistoria europea disponevano i loro siti sacri (Carnac, Stonehenge e forse anche Extersteine) sulla base di determinate conoscenze astronomiche e geometriche. Nell’ambito delle sue ricerche l’Ahnenerbe finanziò spedizione scientifiche in tutto il mondo. Ricordate i nazisti che nel primo e terzo film di Indiana Jones (per me esistono solo tre film di Indy) cercavano l’Arca dell’alleanza o il Santo Graal? Bene, eccezion fatta che quei nazisti alla fine trovavano qualcosa Spielberg non è andato troppo lontano dal rappresentare cosa facessero le squadre dell’Ahnenerbe durante le loro campagne di scavo (ovviamente non si portavano dietro un esercito con anche i carri armati). Intanto è vero che i nazisti si dedicarono alla ricerca del Graal all’interno di un più ampio interesse da parte di Hitler e di altri esponenti del regime verso alcune particolari reliquie riguardanti Cristo. Infatti una delle prime cose che il Fuhrer fece subito dopo l’anschluss fu il trasferire la lancia di Longino o Heilige Lanze, cioè la lancia che avrebbe trafitto il costato di Gesù, dall’Hofburg alla cattedrale di Norimberga, dove per altro era rimasta fino al 1805. Qui venne posta in un’area apposita della chiesa presidiata costantemente da un corpo scelto di SS. Per quanto riguarda invece il Graal Himmler si rivolse ad Otto Rahn che da anni si dedicava a questa ricerca. Questi era un giovane rimasto affascinato dalle opere di Wagner dedicate al Graal e che aveva elaborato un’interessante teoria, contenuta nell’opera “Crociata contro il Graal”, in base alla quale il calice di Cristo invece che un oggetto materiale era il simbolo di una conoscenza iniziatica dei catari. Secondo Rahn i catari non erano altro che i discendenti degli antichi druidi convertiti al manicheismo; così il Graal era il simbolo che i trovatori provenzali avevano adottato per nascondere determinate conoscenze gnostiche agli occhi della chiesa cattolica. Partendo da queste teorie Rahn iniziò a vagare per l’Europa cercando le tracce delle comunità catare e, in particolare, batté l’intera Provenza soffermandosi in particolare nelle rovine di Montséguer  da lui ritenuta la Montsalvat del racconto di Eschembach. I suoi viaggi lo condussero anche a… sì Rennes-le-Chateau; questo giusto per dimostrare che Dan Brown non si è inventato nulla di nuovo, ma ha solo mischiato insieme storie, leggende locali e teorie di varia natura lanciando poi tutto a caso su un foglio di carta (lo so sono caustico, ma non ci riesco! Non sopporto lui né nessuno dei suoi libri!).  “Crociata contro il Graal” attrasse l’attenzione di Himmler che chiamò Rahn a Wewelsburg per metterlo a capo della ricerca sul Graal da parte della Ahnenerbe; la convivenza però tra lo studioso, il Reichfuhrer e Wiligut non durò che due anni e si concluse con notevole insoddisfazione per entrambe le parti. A pesare sul rapporto non vi era solo il fatto che Rahn avesse una madre ebrea, ma anche la sostanziale diversità d’approccio alla ricerca del Graal rispetto a quelle che erano le aspettative di Himmler. Rahn infatti, se pure ammetteva la possibilità che vi fosse una qualche conoscenza iniziatica tramandata dagli antichi, non era né un mistico né un occultista, ma uno scienziato serio che cercò sempre la verità storica, sebbene giungendo ad alcune conclusioni erronee, e non accettava di piegarsi agli obiettivi perseguiti dall’Ahnenerbe. Finì così per allontanarsi sempre di più dall’ambiente delle SS, nel quale si sentiva soffocare, in modo da recuperare la sua autonomia di ricerca; sarebbe morto tragicamente in un incidente d’alpinismo sul Kaiser Wilder nel Marzo 1939. Sebbene siano state avanzate varie teorie che non si sarebbe trattato di un incidente, ma di un omicidio, nessuna prova concreta è mai stata portata a sostegno di tale ipotesi. Tombetti ritiene di poter spiegare l’interesse da parte di Hitler e Himmler per le reliquie di Cristo partendo dalle affermazioni di Lanz che Gesù sarebbe stato un ariano purosangue; i nazisti dunque sarebbero andati alla ricerca di quegli oggetti che erano entrati in contatto con il suo puro sangue (appunto la lancia di Longino o il Graal all’interno del quale sarebbe stato raccolto il sangue della crocifissione). Teoria interessante, quanto inquietante, altresì però difficilmente dimostrabile sebbene permetta di spiegare il motivo dell’interesse, certamente non di natura religiosa, per alcune specifiche reliquie. L’Ahnenerbe organizzò poi anche spedizioni nelle Canarie alla ricerca di prove su Atlantide, in Sud America apparentemente alla caccia dei teschi di cristallo (sebbene oggi si ritenga che questi siano per lo più dei falsi di fine ottocento) e poi anche in Grecia, Russia e Caucaso. Vi sono però due spedizioni in particolare su cui vorrei spendere qualche parola in più: quella in Tibet e quella in Antartide. Organizzata nel 1938 la spedizione della Ahnenerbe in Tibet aveva come obiettivi rintracciare le origini del popolo ariano tra i tibetani, cercare l’ingresso di Agarthi (lì situato sin tempi della Blavatsky), trovare le prove delle teorie di Horbiger sul mondo di ghiaccio, avviare relazioni diplomatico-culturali con il Dalai Lama e, forse, anche confermare l’esistenza dello Yeti (praticamente una gigantesca puntata di Vojager). A capo della missione fu messo lo zoologo e ornitologo Ernst Schafer appena divenuto Obersturmfuhrer-SS onorario; insieme a lui l’antropologo Bruno Meyer e altre quattro SS della Ahnenerbe con funzioni di tecnici, fotografi, geografi e geomagnetologi. Partiti da Genova nel 1938 il sestetto raggiunse Lhasa il 19 Gennaio 1939, dopo un viaggio reso difficoltoso dall’ostilità delle autorità dell’India britannica. L’incontro con la delegazione del Dalai Lama fu cordiale e agli uomini delle SS fu data  la massima libertà d’azione per condurre le loro ricerche. Ciò portò alla più completa documentazione che all’epoca vi fosse in merito agli usi e costumi del Tibet. Vennero realizzate centinai di fotografie e di filmati, acquistati documenti riguardati la storia e la cultura locale nonché raccolta un’immensa collezione di esemplari animali e vegetali (4000 uccelli impagliati e 500 teschi di animali vennero portati in Europa a fine spedizione). Mayer si dedicò poi a varie misurazioni antropometriche dei crani e della faccia dei locali al fine di confermare la loro discendenza dagli ariani e individuare i tratti somatici di quell’antico popolo. Infine il Panchem Lama siglò un trattato di amicizia con il Terzo Reich che generò la voce che soldati tibetani fossero stati arruolati nelle Waffen-SS durante la guerra. La spedizione rientrò a Berlino il 4 Agosto 1939 mentre un’altra stava per iniziare; due alpinisti, Peter Aufschneiter e Heinrich Harrer (quest’ultimo membro delle SS), erano infatti partiti per tentare di scalare il Nanga Parbat. Lo scoppio della guerra li  trovò ancora in territorio inglese e così entrambi furono fatti prigionieri; la loro fuga in Tibet nel 1944 è alla base della trama del film “Sette anni in Tibet”. Per quanto riguarda l’Antartide già nel 1873 la Società tedesca per le ricerche polari aveva inviato la nave Gronland per compiere misurazioni geografiche; a questa prima spedizione ne seguirono altre quattro sino al 1925. Il Polo Sud attrasse l’attenzione del Terzo Reich sia per ragioni di carattere militare, si fantasticava di installare lì una base per gli u-boot, sia per ragioni esoteriche essendo i poli legati alle teorie della terra cava, del mondo di ghiaccio e di Thule. Il 17 Dicembre 1938 la nave Schwabenland, specificamente costruita per l’esplorazione polare, salpò al comando del capitano Alfred Ritscher; l’obiettivo era, oltre che raccogliere anche qui informazioni di carattere geografico e zoologico, rivendicare una parte dell’Antartide alla Germania. La spedizione giunse a destinazione il 19 Gennaio 1939 e due idrovolanti vennero fatti alzare in volo al fine di lanciare sulla calotta polare tre aste di metallo appuntite con la bandiera del Reich; ciò al fine di dare ufficialità alla presa di possesso della Neue Shwabenland (Nuova Svevia). Le ricerche degli scienziati tedeschi non trovarono alcun ingresso ad Agarthi, ma in compenso rilevarono nelle acque polari delle correnti calde, probabilmente di origine geotermica, che scorrevano in tunnel e grotte sotto i ghiacci. Questa scoperta fece tramontare l’idea della base per gli u-boot, ma nonostante ciò la spedizione Neue Shwabenland ha contribuito a creare una delle teorie della cospirazione di più lunga data e cioè quella della base 211, una sorta di area 51 nazista in Antartide dove i resti del Terzo Reich si sarebbero rifugiati, dopo la caduta di Berlino, in attesa della riscossa. Questa leggenda è stata alimentata dall’oggettivo mistero degli u-boot riapparsi in Sudamerica mesi dopo la fine della guerra (tra questi celebre l’U-530 partito dalla Norvegia il 3 Marzo 1945 e arresosi in Argentina nel Luglio dello stesso anno) e dall’Operazione Highjump del Dicembre 1946 – Gennaio 1947. Questa operazione navale degli Stati Uniti è stata da qualcuno definita un’invasione dell’Antartide a causa dell’ampiezza dei messi a disposizione (una portaerei, tredici navi di sostegno, sei elicotteri, aerei e quattromilasettecento uomini). Ufficialmente la missione fu organizzata per addestrarsi in vista di un eventuale conflitto combattuto nelle zone artiche (la Guerra fredda era già iniziata) e verificare la possibilità, ancora una volta, di installare base militari in Antartide. I teorici del complotto invece affermano che gli americani cercarono la base 211 e i segreti in essa custoditi, anche perché a capo della missione vi era l’ammiraglio Richard Byrd che, nel 1938, era stato consulente dei tedeschi per la spedizione Neue Shwabenland. Ovviamente non serve specificare che, come in tutte le teorie del complotto, alle ipotesi non sono mai seguite prove concrete e quindi ad oggi l’Operazione Highjump può essere, a mio parere, tranquillamente spiegata con il tentativo da parte degli Stati Uniti di guadagnare posizioni in prospettiva di un prossimo conflitto con l’Unione Sovietica. Il nome dell’Ahnenerbe è infine legato drammaticamente all’orrore degli esperimenti su cavie umane compiuti nei lager. Alcune di queste aberrazioni erano compiute allo scopo di verificare i limiti del corpo umano ad uso e consumo di esercito, flotta ed aviazione (es. studiare come trattare un individuo in stato di assideramento), ma altri erano realizzati all’unico scopo di procurare materiale biologico per le ricerche dell’Ahnenerbe sulla genetica e la supposta degenerazione razziale. L’idea era che ottenendo sufficienti campioni si sarebbero potuti individuare gli effetti sull’organismo della commistione tra l’antica razzia ariana e le razze subumane così da rendere più agevole il processo di purificazione biologica della Germania. Ovviamente all’interno di tutto ciò si pone anche la vergogna dell’Aktion T4 cioè lo sterminio delle “vite indegne di essere vissute”; l’abominevole piano nazista di rinnovo razziale del Reich passava anche dall’eliminazione di tutte quelle tare genetiche che infettavano il puro sangue tedesco impedendogli di riascendere all’antica perfezione degli ariani. Per la complicità in questi esperimenti il segretario generale dell’Ahnenerbe Wolfram Sievers verrà condannato a morte in uno dei processi paralleli di Norimberga a guerra conclusa.

Il volo di Rudolf Hess

Se non fosse realtà storica sembrerebbe il brano di un romanzo di Ian Flaming. Il 10 Maggio 1941 da Augsburg si alzò in volo un  Messerschmitt Bf 110 direzione il Mare del Nord e le isole britanniche; a bordo vi è il numero due del NSDAP nonché grande amico del Fuhrer Rudolf Hess. Giunto nel Lanarkshire in Scozia, nei pressi della residenza del Duca di Hamilton, si paracadutò; catturato dall’esercito inglese Hess si identificò subito e si dichiarò latore di una proposta di pace del Terzo Reich. Tradotto nella Torre di Londra e considerato pazzo sarà processato e condannato all’ergastolo dal tribunale internazionale di Norimberga; trascorrerà quarant’anni nella prigione di Spandau, ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale, prima di suicidarsi nel 1987 all’età di 93 anni poco dopo che il governo sovietico aveva rimosso il veto alla sua liberazione. L’ho detto una vicenda da romanzo, ma perché ce ne occupiamo in questo articolo? Perché Giorgio Galli ha ritenuto che il volo di Hess possa essere spiegato, oltre che con argomentazioni di carattere medico-psichiatrico, con l’idea presente nelle frange mistico-esoteriche del NSDAP che in Gran Bretagna vi fosse un partito della pace animato anche da esponenti dell’esoterismo inglese. Le date in questa vicenda sono fondamentali: il 12 Ottobre 1940 l’operazione Leone Marino viene rinviata a data da destinarsi, il 18 Dicembre dello stesso anno Hitler firma l’ordine n. 21 con cui si dispone per iniziare i preparativi per l’attacco all’URSS; la data ultima scelta per l’inizio dell’operazione Barbarossa, rinviata causa l’intervento tedesco nei Balcani, è il 22 Giugno quindi poco più di un mese dopo il volo di Hess. Sappiamo per certo che i vertici della Wermacht e alcune personalità del NSDAP, ad esempio Goering, espressero perplessità in merito all’opportunità di aprire un secondo fronte ad est mentre la Gran Bretagna non era ancora sconfitta; ora secondo Galli parallele a queste perplessità vi fu una scissione all’interno dei gruppo del “nazismo magico” tra chi, Rosenberg e Frank, riteneva improcrastinabile il drang nach Osten, e chi invece, come appunto Hess e il suo maestro Haushofer, riteneva che non vi dovesse essere l’attacco all’URSS se prima non si trovava un compromesso con Londra. Lo stesso Hitler nel “Mein Kampf” aveva dichiarato che mai più la Germania avrebbe dovuto correre il rischio di combattere di nuovo una guerra contemporaneamente ad Oriente ed ad Occidente, e questo ha spinto gli storici a chiedersi perché nel 1941 il Fuhrer decise di violare questo precetto. Sicuramente l’idea della crociata contro il bolscevismo e la conquista del lebensraum erano uno dei caposaldi della progetto politico di Hitler, per il quale il patto di non aggressione con Stalin non era niente di più che una pausa tattica; dunque possiamo supporre che questi, sebbene constata l’impossibilità di un’invasione delle isole britanniche, si fosse altresì convinto che Londra, in forza dei bombardamenti continui e della spietata campagna sottomarina, non fosse più una minaccia concreta. In sostanza Hitler ritenne che scatenare l’attacco contro l’URSS non fosse rischioso dato che il Regno Unito non rappresentava una minaccia concreta alla posizione tedesca sul continente. Questa analisi non era completamente errata perché effettivamente nel 1941 la Gran Bretagna aveva sì vinto la battaglia d’Inghilterra, ma non era nelle condizioni di lanciare una controffensiva per liberare l’Europa e dopotutto lo stesso Churchill, in occasione del famoso discorso “noi non ci arrenderemo mai”, aveva chiaramente detto che Londra avrebbe resistito finché il nuovo mondo non fosse giunto in aiuto del vecchio. Ora Giorgio Galli non nega interamente questo processo mentale, ma afferma che, nonostante ciò, il Fuhrer tentò comunque fino all’ultimo di ottenere la pace con la Gran Bretagna prima di invadere la Russia e lo fece perché determinati ambienti del partito erano convinti che vi fossero ascoltatori recettivi oltre Manica. Effettivamente Hitler aveva per il Regno Unito lo stesso sentimento d’amore/odio che era stato del Kaiser Guglielmo II e buona parte della sua politica estera fu condizionata da certe convinzioni sull’atteggiamento che avrebbe tenuto il governo inglese: nel 1938 tenne duro sulla Cecoslovacchia perché convinto che Londra non volesse la guerra, nel 1939 attaccò la Polonia sicuro che gli inglesi non sarebbe mai voluti morire per Danzica e infine attese fino al Maggio ’40 per attaccare ad occidente nella speranza che, salvato l’onore, da oltre Manica sarebbe giunta un’offerta di pace. Anche la vicenda di Dunkerque, da me già raccontata in un precedente articolo, è da molti storici spiegata con la volontà del Fuhrer di accattivarsi le simpatie inglesi e giungere a una pace di compromesso. In fondo i vertici del Terzo Reich si illudevano di riuscire ad ottenere la quadratura del cerchio che era mancata al governo del Kaiser: allearsi con Londra, sulla base di una generica garanzia di rispetto dell’Impero britannico, in cambio dell’accettazione inglese del dominio tedesco sull’Europa. L’errore di Berlino, tanto nel 1914 che nel 1941, stava nel non comprendere che una soluzione del genere veniva vista oltre Manica come l’equivalente di un suicidio! Dopotutto era dei tempi di Luigi XIV che la politica europea della Gran Bretagna consisteva nell’evitare del formarsi di un gigantesco blocco continentale che potesse, a lungo andare, strangolarla. Ciò spiega perché Churchill, visceralmente anticomunista, considerò sempre Hitler una minaccia più immediata di Stalin; il secondo poteva essere contenuto mezzo il “cordone sanitario” creato attorno all’URSS dopo la Grande guerra, il primo invece mostrava chiaramente la volontà di creare un’Europa in cui il Terzo Reich fosse la potenza egemone. Questo pensiero non era però condiviso da tutto l’establishment inglese dove vi erano delle sacche, per lo più nell’aristocrazia, che guardavano con una malcelata ammirazione a Hitler considerandolo un baluardo all’avanzata del comunismo. Questi sentimenti erano stati abbastanza espliciti prima della guerra e non poche personalità di primo piano inglesi, tra cui anche l’ex-re Edoardo VIII, si erano recate in Germania per incontrare i vertici del Terzo Reich e manifestargli la loro speranza di un compromesso con il Regno Unito. Incidentalmente molti di questi ambienti filo-nazisti erano anche vicini all’area dell’esoterismo e della teosofia britannica, ad esempio la già citata Golden Down, e dunque non è assurdo credere che, oltre che contatti politici, vi siano stati anche contatti culturali tra i circoli esoterici inglesi e quelli tedeschi. Che Hess si sia recato in Scozia con l’intenzione di trattare la pace questo è fuori di dubbio; lo scrisse Churchill nelle sue memorie e lo affermò anche un comunicato emesso da Berlino dopo la notizia della cattura del delfino di Hitler. La domanda è perché riteneva di poter raggiungere questo obiettivo? Era un mero frutto della sua mente allucinata, eccitata per altro dall’idea, come sostiene Churchill, di riconquistare i favori del Fuhrer recandogli in dono la fine della guerra ad ovest? Oppure ha ragione Galli quando sostiene che Hess era l’emissario degli ambienti dell’esoterismo tedesco che si illudevano di poter entrare in contatto con i loro confratelli inglesi, per giungere alla pace prima dell’attacco alla Russia? Lo storico italiano fa notare che la scelta della Scozia non pare casuale in quanto, giorni prima del volo, Goebbels scriveva nel suo diario che era giunta notizia che proprio lì era stato scoperto un circolo di filo-nazisti. Ancora anche il paracadutarsi vicino la residenza del Duca di Hamilton è significativo: questi non solo era vicino a re Giorgio VI, ma aveva avuto molti contatti con i vertici del Terzo Reich all’epoca delle Olimpiadi di Berlino. Lo stesso figlio Hamilton, sempre in occasioni delle Olimpiadi, aveva fatto amicizia con il figlio di Haushofer e molti storici ritengo che l’idea delle missione di pace non fu un parto esclusivo della mente di Hess, ma di questi in unione con il suo vecchio maestro. In effetti proprio Haushofer il 22 Settembre 1940 aveva scritto una lettera ad Hamilton per invitarlo a un incontro a Lisbona che facesse da preambolo all’apertura di veri negoziati di pace; Hamilton non solo ricevette la lettera, ma chiese anche l’autorizzazione al suo governo di poter cercare l’abboccamento. Sulla base di questi elementi Galli lancia il peso da novanta: contrariamente a quanto si è scritto Hamilton non era il destinatario dell’offerta di Hess, ma un semplice intermediario che doveva condurre il delfino di Hitler a colloquio con altre persone fino ad oggi mai identificate. Costoro o non ritennero credibili le proposte di pace o conclusero di non essere nella posizione per poter provocare un cambio di governo a Londra; così, per non compromettersi ulteriormente, consegnarono Hess a Churchill. La tesi è interessante, ma mancano le prove a meno di non voler considerare di per sé una prova la perenne ostilità con cui il governo inglese e lo stesso Churchill reagirono ad ogni tentativo di riaprire la questione del volo di Hess. In effetti il primo ministro inglese fece in modo che la vicenda non ricevesse troppa pubblicità e nelle sue memorie fu categorico nel ripetere che si trattava di una questione non politica, ma esclusivamente clinica. Secondo Galli ciò è dovuto al fatto di non voler rivelare quali comportamenti tenne una parte della classe dirigente inglese durante la guerra; di nuovo tesi interessante, ma ad oggi non dimostrabile. Infine ultimo aspetto da analizzare in merito alla vicenda: Hitler sapeva? Su questo anche la storia ufficiale è sempre stata incerta. Abbiamo visto che il Fuhrer fino all’ultimo cercò sempre di giungere a un accordo con Londra, ma ciò è sufficiente per credere che avesse dato il suo avallo a un piano così sconclusionato? Certo l’ultimo Hitler del 1945 muoveva divisioni che esistevano solo sulla carta e si illudeva che la morte di Roosevelt fosse da sé sufficiente a cambiare il corso della guerra, ma nel 1941 il suo equilibrio psichico sembra ancora tale da fargli comprendere che una missione come quella di Hess difficilmente potrebbe avere buon esito. Stando alle memorie di Speer Hitler venne a sapere del volo da una lettera inviatagli da Hess prima della partenza e la sua reazione fu furente, convocando un’immediata riunione delle massime cariche del regime. Il primo comunicato ufficiale del governo sulla vicenda, datato 12 Maggio, era durissimo “il camerata Rudolf Hess, al quale il Fuhrer in considerazione di una malattia che lo affliggeva da anni, aveva proibito nel modo più severo qualunque attività aviatoria, partiva da Augsburg per un volo dal quale sino ad oggi non ha fatto ritorno. Lo stile confuso di una lettera da lui lasciata mostra purtroppo tracce di un’alienazione mentale che fa temere che il camerata Hess sia stato vittima di un accesso di follia.”. I comunicati seguenti resteranno su questa linea seppur ammettendo che Hess si era recato in Scozia nella speranza illusoria di poter trattare una pace. Anche il diario di Goebbels è caustico “Tutto questo è troppo stupido. Uno sciocco come questo come sostituto del Fuhrer. E’ quasi inconcepibile. Le sue lettere sono cosparse di teorie di occultismo mal digerito. Il professor Haushofer e la moglie di Hess sono stati le menti diaboliche di tutta questa faccenda. Idiozie! E questo è uno dei governanti della Germania!”. La reazione di Hitler fu durissima in quanto la moglie di Hess e molte delle personalità occultiste (astrologi, sostenitori di teorie salutiste ecc.) del suo circolo saranno immediatamente arrestati e rilasciati solo in seguito all’intercessione di Himmler. Giorgio Galli, convinto che il Fuhrer fosse il vero mandante della missione, scrive che la reazione descritta da Speer probabilmente fu una mera finzione in attesa di notizie più precise, mentre gli arresti successivi servirono a salvare la faccia davanti all’esercito e agli esponenti moderati del regime. Lo ripeto onestamente mi sembra improbabile che Hitler possa aver dato il suo ok a un piano così stupido e credo che il suo sia stato un autentico scoppio d’ira, com’era solito averne quando accadeva qualcosa che era completamente fuori dal suo controllo. Trovo invece più interessanti le conclusioni cui lo storico italiano giunge in merito all’effetto che il volo di Hess fece su Stalin. Altra domanda costante della storia della seconda guerra mondiale è perché il dittatore sovietico ignorò tutti i segnali e gli avvertimenti che gli erano giunti sull’imminenza di un’attacco tedesco. Galli suppone che Stalin, evidentemente a conoscenza dell’esistenza di quelle sacche di filo-nazismo in Inghilterra, venuto a sapere che Hess era stato catturato durante una missione di pace, giunse alla conclusione che Hitler non fosse riuscito a chiudere la guerra con la Gran Bretagna e che per questo avrebbe evitato di attaccare l’URSS per non trovarsi a combattere su due fronti. Onestamente trovo questa tesi molto interessante e, sebbene credo non sufficiente a spiegare l’atteggiamento dell’uomo d’acciaio, penso vada presa in considerazione nella composizione del mosaico.

 

A conclusione di questo lungo studio torno a dare la risposta alla domanda che posi all’inizio del precedente articolo: il nazismo magico fu un divertissement per alcuni elementi del regime o un elemento che condizionò le scelte di Hitler e dei gerarchi del terzo Reich? La risposta che sento di dare è un ni sulla seconda ipotesi. Abbiamo visto come il NSDAP nasca direttamente da quel sostrato ideologico di esoterismo, ariosofia e misticismo che caratterizzava la Germania di inizio novecento e che trovò espressione nella Thule. Abbiamo anche visto come la formazione culturale di Hitler fu sulle opera di Lanz e che alcune sue scelte, come la svastica e la politica razziale, vadano ricercate nell’ariosofia. Abbiamo poi visto il peso che ebbe l’occultismo per Himmler, intenzionato a trasformare le SS da una semplice milizia di partito a una sorta di equivalente moderna degli ordini religioso-militari del Medioevo. Certamente se questa cultura non fosse stata importante il Terzo Reich non avrebbe riversato soldi nelle ricerche dell’Ahnenerbe, finanziando le sue missioni in giro per il mondo con lo scopo di cercare il Graal o l’ingresso ad Agharti. Altresì però va detto che l’occultismo non fu un collante per l’intero vertice del terzo Reich; personalità di primo piano al suo interno non vi ebbero quasi alcun contatto: ad esempio Goering si limitò una volta a perorare presso il Fuhrer la causa di un suo ex-commilitone che chiedeva di poter fare degli esperimenti sulla terra cava mentre Goebbels iniziò a mostrare interesse per l’astrologia solo dopo il complotto del 20 Luglio, mentre prima aveva usato le profezie di Nostradamus come mero strumento di propaganda. Forse Pierluigi Tombetti non ha completamente torto quando dice che lo scopo ultimo del Nazismo fosse quello di fondare una nuova religione basata su un neopaganesimo germanico come sognato da Lanz o Von List, ma onestamente non me la sento di spingere questa riflessione fino alla conclusione da lui avanzata che l’olocausto sarebbe stato un mostruoso rituale di purificazione spirituale della Germania teso ad eliminare il peccato originale della commistione degli ariani coi subumani. Certamente c’è ancora molto da studiare in merito ai rapporti tra la cultura gnostico-esoterica di fine ottocento – inizio novecento e la politica del Terzo Reich. Purtroppo però fintanto che resterà quell’inconscio freno inibitore allo studio storico del Nazismo non solo ogni passo avanti sarà molto lento, ma si lascerà altresì campo libero alle teorie pseudostoriche e dietrologiche che nel secolo di internet hanno un’intera rete nella quale scorrazzare indisturbate.

 

Bibliografia:
 – Giorgio Galli, Hitler e il Nazismo magico
Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del Nazismo – La lotta con l’ombra
Joachim Fest, Hitler. Una biografia
George Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich

 

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