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Le battaglie della Grande Guerra – Tannenberg 1914: una vittoria prussiana.

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Ho scelto di definire quella di Tannenberg una “vittoria prussiana” perché, a mio parere, il successo tedesco in questa battaglia, che fu una delle poche vittorie cristalline e decisive durante tutta la Grande Guerra, si fondò interamente su quegli elementi che fecero la fortuna dell’esercito prussiano prima sotto Federico II e poi sotto Von Moltke il vecchio: superiore addestramento delle truppe, un corpo ufficiali accuratamente selezionato mezzo quell’eccezionale strumento che era lo Stato Maggiore e infine un uso strategico delle infrastrutture nazionali. Entrata a giusto merito nella mitologia nazionale tedesca, la vittoria di Tannenberg ha conosciuto negli anni una continua difficoltà a vedersi riconosciuto il suo autentico padre; originariamente infatti il vincitore dei russi venne identificato in un anziano generale tirato fuori dalla pensione e spedito in tutta fretta ad Est: Paul Von Hindemburg. La narrazione che si creò fu quella di un uomo che da giovane, trovandosi al comando di un corpo d’armata a Konigsberg, aveva preparato con anni d’anticipo il grande piano di battaglia contro i russi studiando i problemi militari dell’area dei laghi Masuri. In seguito il padre del trionfo divenne Enrich Ludendorff il brillante, ma nevrotico generale che nel 1916 divenne, di fatto, il capo sia politico che militare del Reich. Ancora oggi generalmente è lui a cui viene accreditato il merito della vittoria sulle armate dello Czar, ma anche questa ricostruzione è falsa perché Tannenberg ebbe due padri, rimasti per lo più anonimi fuori dagli ambienti della storia militare, e cioè un ufficiale di Stato Maggiore presso l’ottava armata tedesca e il generale del primo corpo della medesima armata: Max Hoffmann e Herman Von François. Furono questi due prodotti dell’accademia militare prussiana che, come vedremo spesso agendo contro le direttive dei loro stessi superiori, resero possibile la distruzione di un’intera armata russa. Se però guardandola dal lato tedesco la battaglia di Tannenberg può essere definita una vittoria prussiana, guardandola invece dal lato russo la definizione migliore che sento di potergli dare è: manuale per come perdere una battaglia! I generali di Nicola II infatti sbagliarono tutto sia prima che durante l’esecuzione del piano di guerra, e sto parlando di errori dilettanteschi tali da lasciare un’immagine oggettivamente imbarazzante di quello che doveva essere l’esercito russo durante il crepuscolo dei Romanov. Già il modo in cui venne scelto il comandante in capo delle operazioni lascia alquanto basiti: il Capo di stato maggiore che aveva elaborato il piano per l’attacco alla Prussia Orientale, generale Jilinsky, aveva da tempo abbandonato il suo ruolo per divenire comandante del distretto militare di Varsavia, il nuovo capo di Stato maggiore Janushkevic aveva ottenuto il suo incarico per l’unico merito di aver militato nello stesso reggimento della Guardia di Nicola II ed era ferocemente osteggiato dal ministro della guerra Suchomlinov che però nessuno voleva vedere al comando delle operazioni in quanto notoriamente filo-tedesco. Lo stesso Czar ambiva non poco a comandare in prima persona le truppe, nonostante la sua assoluta mancanza di competenze, e venne trattenuto a stento dal prendere questa catastrofica decisione (che avrebbe comunque preso in un secondo momento contribuendo ad affondare definitivamente il prestigio della dinastia imperiale). Si scelse così di mettere al comando l’unico militare esperto che la Russia sembrava in grado di esprimere in quel drammatico momento: il Granduca Nicola cugino di secondo grado della Czar e non amatissimo da questi. Si può ben capire che un comando militare formato su rivalità personali, raccomandazioni e incompetenze non era esattamente il meglio con cui si poteva entrare in guerra. Se ciò già non fosse sufficiente a rendere la situazione russa ancor più gravida di foschi presagi erano le promesse che il governo zarista aveva fatto al suo alleato francese negli anni che avevano preceduto lo scoppio della guerra. Chi ha seguito la mia rubrica sulle origini della grande guerra ricorderà che gli stati maggiori di Pietroburgo e Parigi, consapevoli che il primo affondo i tedeschi l’avrebbero vibrato ad Ovest, si erano accordati perché, in appena due settimane dall’inizio delle ostilità, l’esercito russo portasse un attacco contro la Prussia Orientale così da distrarre le forze teutoniche ed alleggerire la pressione sulla Francia. Questo progetto era semplicemente irrealizzabile per l’elefantiaco esercito zarista che, sebbene non era più quella macchina imbarazzante della guerra col Giappone del 1905, era ancora appesantito da ritardi tecnici e burocratici, nonché da una corruzione diffusa nelle forniture militari, che rendeva davvero poco credibile vederlo pienamente pronto all’azione in tempi così stretti. Infatti andò esattamente così perché, sebbene la Russia fosse stato il primo paese europeo a mobilitare durante la crisi di Luglio, sin da subito fu chiaro che il raduno delle due armate che avrebbero dovuto invadere il Reich, Armate di Vilna sotto il generale Rennenkampf e Armata di Varsavia sotto il generale Samsonov, procedeva a rilento. Consapevole di quanto sarebbe stato rischioso iniziare le operazioni in quelle condizioni il Granduca Nicola avrebbe voluto aspettare come da piani il ventesimo giorno di mobilitazione (M-20) prima di muovere così da avere “forze sufficienti” come scrisse lui stesso. Il governo e lo Czar erano però tempestati dalle richieste di far presto da parte del potente ambasciatore francese Paléologue che, a sua volta, era tempestato dalle medesime richieste provenienti del suo governo e del generale Joffre. Sotto questa costante pressione il Granduca infine cedette e il 10 Agosto emanò un ordine del giorno in cui si diceva “Naturalmente è nostro dovere appoggiare la Francia in vista della grande azione offensiva che la Germania ha preparato contro di lei. Quest’appoggio deve prendere la forma di un’avanzata contro la Germania entro il più breve tempo possibile, attaccando le forze che essa ha lasciato nella Prussia Orientale.”. Così invece di attendere M-20 si decise che l’offensiva sarebbe iniziata a M-13 cioè con i servizi logistici tanto dell’Armata di Vilna che di Varsavia praticamente ancora insistenti. Va detto che il piano russo in sé non era malvagio, certo niente di brillante, ma comunque sufficiente a mettere in difficoltà l’ottava armata tedesca schierata nella Prussia Orientale. Molto semplicemente Rennenkampf doveva avanzare nella piana di Insterburg per attirare su di sé il nemico così che, due giorni dopo, Samsonov avrebbe passato indisturbato la frontiera da Sud per prendere i tedeschi alle spalle e tagliare loro la ritirata verso la Vistola; i due eserciti avrebbero così stretto l’ottava armata in una tenaglia congiungendosi infine presso Allenstein. Questo piano però presentava tre difetti che, messi insieme, lo rendevano spaventosamente vulnerabile: in primo luogo le due armate sarebbero state separate dagli ottanta chilometri dell’area dei laghi Masuri, e dunque impossibilitate a soccorrersi a vicenda finché non fossero giunte ad Allenstein, secondariamente l’avanzata di Samsonov da Sud sarebbe stata lenta e difficile in quanto i russi, al fine di proteggersi da una possibile invasione tedesca, avevano lasciato quell’area di confine senza infrastrutture ,il che voleva dire niente ferrovie e strade che erano poco più che sentieri tracciati con la sabbia. Infine l’ultimo problema, che era la somma dei due problemi precedenti, erano i tempi: partendo con due giorni di ritardo si riteneva che, nelle migliori ipotesi, Samsonov non avrebbe potuto prendere contatto con Rennenkampf prima di quattro giorni di marcia; ciò voleva dire che se fosse venuta meno la coordinazione tra le due armate i tedeschi avrebbero avuto una finestra di sei giorni durante i quali avrebbero potuto affrontare una sola armata russa per volta. Durante le manovre di guerra che si erano tenute prima dello scoppio delle ostilità era apparso a tutti evidente che Rennenkampf veniva fatto partire con troppo anticipo, tenendo anche conto che gli uomini di Samsonov avrebbero dovuto raggiungere la frontiera a piedi con una settimana di marcie, nessuno però si prese la briga di modificare il piano di guerra che così rimase invariato nonostante questo evidente difetto! Il 17 Agosto 1914 Rennenkampf passò la frontiera forte di un’armata di 200.000 uomini (sei divisioni e mezzo di fanteria e cinque di cavalleria), ma le cui salmerie erano esclusivamente a trazione animale e l’artiglieria aveva proiettili contati per sole 244 salve al giorno. L’unico possibile vantaggio dei russi era che dal lato opposto l’ottava armata tedesca, 165.000 uomini in quattro corpi d’armata più un corpo della riserva, era comandata dal generale Maximilian Von Prittwitz und Gaffron un altro incompetente che doveva il suo posto, stando ad alcuni colleghi, al solo fatto di “saper intrattenere il Kaiser a tavola con storie buffe e pettegolezzi piccanti.”. Von Moltke, da sempre terrorizzato per le scarne forze che il piano Schlieffen lasciava ad Oriente, aveva sempre avuto in odio questa “versione tedesca di Falstaff” e aveva cercato in tutti modi di sbarazzarsene senza successo. Il piano Schlieffen, come già illustrai brevemente in altra sede, al fine di superare il problema di una guerra da combattere su due fronti  prevedeva di gettare subito ad Ovest la gran massa dell’esercito tedesco lasciando ad Est solo uno schermo di copertura, anche perché si riteneva che la Russia non sarebbe stata in grado di lanciare un’offensiva prima di sei settimane dall’inizio delle ostilità. Nonostante questo errore di calcolo il brillante capo di stato maggiore tedesco aveva previsto che questo schermo di copertura non dovesse restare inerme a subire la furia russa, ma dovesse sfruttare la conformazione naturale della Prussia Orientale, in particolare i laghi Masuri, per colpire i russi in forze fintanto che fossero stati divisi in due forze indipendenti. Tale ardimento era però una richiesta eccessiva per un pavido quale Von Prittwitz;  Von Moltke, prima di partire per il suo comando ad Ovest, gli aveva detto “Preservi l’armata intatta. Non si lasci scalzare dalla Vistola; ma in caso di estrema necessità abbandoni la regione a oriente della Vistola” e sin da subito Von Prittwitz parve intenzionato a dare una lettura molto ampia del concetto di “caso di estrema necessità”. Fortunatamente per loro i tedeschi, al contrario dei russi, avevano un solo incompetente con una posizione di responsabilità e la sua incompetenza era pienamente compensata dalle abilità del sottocapo dell’ufficio operazione tenente colonnello Max Hoffmann. Non amato da molti suoi colleghi per un carattere troppo focoso e indipendente (per non dire insubordinato) Hoffmann aveva però attirato l’attenzione di Schlieffen che, probabilmente intuendone le abilità, decise di inviarlo come osservatore presso l’esercito russo in Manciuria durante la guerra col Giappone. Qui Hoffmann ebbe modo di “ammirare” le mostruose carenze dell’esercito dello Czar e, soprattutto, assistette a uno scontro tra due generali russi durante il quale uno schiaffeggiò pubblicamente l’altro, quei due generali erano Rennenkampf e Samsonov. Non si è mai avuto conferma certa di questo aneddoto, ma Hoffmann lo raccontò più volte nei giorni di Tannenberg  al fine di giustificare la sua certezza sulla scarsa prontezza con cui Rennenkampf sarebbe andato in soccorso di Samsonov. Sin da subito Hoffmann, condividendo la poca stima di Von Moltke verso Prittwitz, considerò se stesso come il vero comandante dell’ottava armata e approntò un piano per una pronta risposta all’offensiva russa. Intuendo la natura del piano russo Hoffmann intese lasciare il solo XX corpo d’armata a Sud a fronteggiare Samsonov mentre i restanti tre corpi d’armata più la riserva avrebbero dato battaglia a Rennenkampf sull’Angerapp. Questo piano venne mandato in crisi dall’esuberanza del comandate del I corpo d’armata generale Herman von François; discendente da una famiglia di esuli ugonotti anche lui era un eccellente prodotto dell’accademia militare prussiana sebbene avesse forse  dato troppo valore all’insegnamento che i comandanti sul campo dovevano essere in grado di farsi generali di se stessi per non perdere l’attimo fuggente in inutili richieste di ordini ai superiori. Von François, accortosi che il III corpo d’armata di Rennenkampf si era mosso in anticipo rispetto al resto dell’esercito perdendo così i contatti con le forze ai suoi fianchi, ritenne opportuno non lasciarsi sfuggire l’occasione. Così, nonostante gli ordini di Prittwitz, Von François fece orecchie da mercante e lo stesso 17 Agosto diede battaglia presso la cittadina di Stalluponen. Sebbene la scelta del comandate del I corpo fosse tatticamente giusta, essa mandava in crisi in piano strategico di Hoffmann; infatti l’avanzata del primo corpo costringeva il resto dell’ottava armata ad andargli dietro per coprigli i fianchi lasciando però così le posizioni difensive pre-approntate sull’Angerapp. Lo scontro di Stalluponen fu una netta vittoria tedesca; l’intera 27a divisione russa non resse all’urto e si diede alla fuga sconvolgendo così la tabella di marcia dell’armata di Vilna. Infatti, nonostante il resto dell’armata raggiunse gli obiettivi prefissati per il 17 Agosto, la ritirata della 27a divisione costrinse Rennenkampf ad attendere un’intera giornata prima di poter riprendere ad avanzare; avanzata che sin da subito venne resa complessa dal fatto che l’intero sistema logistico era già andato in tilt con i carri delle salmerie che avevano subito perso i contatti con il resto dell’esercito. I russi si trovarono in difficoltà anche perché non potevano usare il sistema ferroviario tedesco (i binari usati in Russia avevano uno scarto diverso), ma soprattutto cosa ancor peggiore era che, causa la scarsità di fili del telegrafo da stendere, ben presto Rennenkampf fu costretto a comunicare con i suoi ufficiali e con il comando mandando messaggi via radio in chiaro perché non gli erano stati forniti né i codici né crittografi. Nonostante questi problemi Rennenkampf decise comunque di proseguire la sua marcia perché, tratto in inganno dall’esodo di profughi verso ovest e dall’indietreggiamento di Von François, si convinse di avere davanti a sé un nemico in piena ritirata il che non era positivo; se infatti i tedeschi avessero guadagnato la Vistola prima che Samsonov si fosse portato alle loro spalle l’accerchiamento sarebbe fallito dunque l’armata di Vilna avanzò nella speranza di invogliare il nemico a dare battaglia. Questa mossa creò un animato scontro nel comando tedesco tra Hoffmann, che insisteva sull’attendere Rennenkamopf sull’Angerapp, e Von François che invece insisteva perché si attaccassero i russi affrontandoli a Gubinnen, dove lui stesso si trovava dopo aver abbandonato Stalluponen. A decidere la disputa fu il giungere della notizia che quello stesso 19 Agosto l’armata di Samsonov (otto divisione di fanteria e tre di cavalleria per un totale di quasi altri 200.000 uomini) aveva passato la frontiera, notizia che giunse insieme con l’intercettazione di un messaggio di Rennenkampf in cui il generale dava nuovamente l’ordine di fermare la marcia. Più l’armata di Vilna si attardava e più si riduceva  quella finestra temporale nella quale i due eserciti russi erano tra loro separati dai laghi Masuri; inoltre Prittwitz temeva il biasimo nel caso avesse abbandonato la Prussia Orientale senza combattere quindi decise di autorizzare Von François ad attaccare all’alba del 20, comunicandogli che gli altri due corpi e mezzo dell’armata lo avrebbero raggiunto in mattinata. L’inconveniente di questa scelta era che questi due corpi e mezzo, i quali si trovavano ancora nelle posizione difensive sull’Angerappen, avrebbero dovuto marciare tutta la notte per poi passare all’attacco senza aver avuto modo di riposarsi. Von François iniziò all’alba il bombardamento dell’artiglieria e, dopo una mezz’ora di fuoco di sbarramento, ordinò alla fanteria di avanzare. Lo scontro che si accese fu molto violento e le carenze logistiche dei russi non ci misero molto a farsi vive; ben presto infatti le batterie di Rennenkampf finirono le munizioni e l’onda tedesca si infranse sulla 28a divisione del XX corpo che perse tra morti e prigionieri oltre il 60% dei suoi effettivi. Addirittura Von François riuscì ad aggirare lo schieramento nemico facendo fare alla sua cavalleria un ampio giro sul fianco; la cavalleria russa, che avrebbe dovuto impedire la manovra, semplicemente si fece da parte non volendo rischiare di attaccare senza l’appoggio dell’artiglieria. Se Von François era riuscito a mettere in crisi il fianco destro dell’armata di Vilna, al centro e sulla sinistra l’attacco del XVII corpo tedesco, comandato dal generale August Von Mackensen, e quello del I corpo della riserva, comandato dal generale Otto Von Below, vennero frustrati dalle conseguenze dello sbilanciamento dello schieramento tedesco dovuto all’avanzata di Von François due giorni prima. Gli altri due corpi che componevano l’armata di Vilna, sentendo il rumore degli scontri accesisi sul fianco destro, prepararono le loro difese e così il XVII attaccò un nemico pronto a riceverlo. Il pesante fuoco d’artiglieria inchiodò l’avanzata dei soldati tedeschi i quali, stanchi per un’intera nottata di marcie, ben presto si sbandarono ritirandosi. Anche il I corpo di Von Below si era trovato a che fare con un nemico agguerrito sul fianco sinistro e, avuta notizia della ritirata degli uomini di Von Mackensen, non poté far altro che ritirarsi a sua volta per non rischiare di essere preso sul fianco scoperto. In sostanza i russi, nonostante i risultati di Von François, avevano vinto la battaglia di Gumbinenn e se Rennenkampf avesse deciso di inseguirli avrebbe potuto trasbordare nella piana di Insterburg spezzando in due l’ottava armata tedesca. Invece, in uno dei più grossolani errori militari della storia, Rennenkampf alle quattro e mezza del pomeriggio annullò l’ordine precedentemente dato di inseguire il nemico! Si racconta che in quelle stesse ore un ufficiale russo chiese proprio a Rennenkampf  di potersi andare a riposare perché esausto, il generale autorizzò la cosa dicendogli però di coricarsi vestito per ogni eventualità; due ore dopo Rennenkampf svegliò il suddetto ufficiale dicendogli “Ora può svestirsi, i tedeschi sono in ritirata.”. Max Hoffmann per primo e poi praticamente tutti gli storici militari hanno osservato causticamente che “quando il nemico si ritira è il momento di inseguirlo, non di andare a letto”. Probabilmente Rennenkampf ritenne di non essere nelle condizioni per lanciare un inseguimento: l’artiglieria tedesca, molto superiore a quella russa, copriva la ritirata di Von Mackensen e un ulteriore allontanamento dalle sue basi oltre confine avrebbe vieppiù messo in crisi il sistema logistico dell’armata di Vilna già in gravissime difficoltà (abbiamo visto l’artiglieria del suo fianco destro restare senza munizioni). Chiariamo erano tutte problematiche autentiche, ma il non aver minimamente tentato di sfruttare il successo resta comunque un errore che influì pesantemente sugli eventi successivi. Intanto però la sconfitta di Gumbinnen aveva mandato nel panico Prittwitz che vide appalesarsi quelle “estreme necessita” che Von Moltke gli aveva indicato come legittimanti una ritirata verso la Vistola. Quella sera Prittwitz chiamò Hoffmann e l’immediato superiore di questi maggiore generale Grunert e gli disse “Suppongo signori che anche voi abbiate ricevuto le ultime notizie arrivate dal fronte meridionale (la fuga delle truppe di Von Mackensen). L’armata sta rompendo il contatto e si ritira al di là della Vistola.”. Hoffmann e Grunert rimasero sconvolti nel sentire che il loro comandante non voleva semplicemente ritirarsi sulla Vistola, ma dietro la Vistola abbandonando così completamente la Prussia Orientale! Entrambi protestarono vivacemente facendo osservare che la situazione non era così disperata da richiedere una misura talmente estrema, ma Prittwitz li zittì con stizza dicendo che la decisione spettava solo a lui e si ritirò per comunicare la notizia a Von Moltke lasciando coi due subordinati il suo capo di stato maggiore generale Waldersee. Questi non era un incapace quale Prittwitz, ma era convalescente da una difficile operazione; ciononostante era sufficientemente lucido dallo stare a sentire le ragioni esposte da Hoffmann. Il tenente colonnello fece osservare che una ritirata verso la Vistola era impossibile in quanto le forze di Samsonov era già più vicine al fiume rispetto all’ottava armata e propose invece un’audacie manovra: vista l’immobilità di Rennenkampf bisognava, attraverso l’eccellente rete ferroviaria tedesca, spostare il I corpo di Von François a Sud disponendolo sulla destra del XX corpo, rimasto a fare da copertura contro l’armata di Samsonov, mentre sulla sinistra si sarebbe posta la divisione del generale Von Morgen, che non aveva avuto tempo di prendere parte alla battaglia di Gumbinnen. Allo stesso tempo il XVII corpo di Von Mackensen e il I corpo della riserva di Von Below si sarebbero spostati a loro volta verso Sud così, nel caso Rennenkampf fosse rimasto inattivo, si sarebbe potuti muoverli rapidamente verso la sinistra del XX corpo. In tal modo si sarebbe potuto spostare in massimo due giorni l’intera ottava armata contro Samsonov, lasciando la cavalleria e le riserve di Konigsberg a fare la guardia a Rennenkampf. Hoffmann narrò ancora una volta del litigio che sarebbe avvenuto tra Samsonov e Rennenkampf in Manciuria nel 1905 per sostenere la sua tesi che il secondo non sarebbe stato lesto a giungere in soccorso del primo. Di fatto Hoffmann non proponeva altro che di usare al meglio il movimento per linee interne, strategia già usata brillantemente da Federico II durante la guerra dei sette anni quando, in appena un mese, sebbene con forze nettamente inferiore riuscì ad affrontare separatamente i francesi e gli austriaci cogliendo le grandi vittorie di Rossbach e Leuthen. Waldersee si convinse della validità del piano e decise di persuadere anche Prittwitz; non sapeva che il suo superiore aveva poco prima avviato il meccanismo che avrebbe condotto alla rimozione di entrambi dal comando dell’ottava armata. Allorché infatti Prittwitz aveva comunicato a Von Moltke la sua decisione di ritirarsi era persino andato oltre ciò che aveva detto ai suoi subordinati spiegando al capo di stato maggiore che, senza rinforzi, riteneva impossibile tenere anche la linea della Vistola. Von Moltke rimase sconvolto nel sentire queste cose; dove poteva prendere i rinforzi richiesti da Prittwitz se ogni divisione dell’esercito tedesco era in quel momento impegnata nella gigantesca manovra di aggiramento dei francesi attraverso il Belgio?!? Ma se i russi passava anche la Vistola la fermata successiva era Berlino e se i russi arrivavano a Berlino la partita era chiusa! Sebbene convinto dell’assoluta inettitudine di Prittwitz, Von Moltke non era così sciocco da annullare gli ordini di un comandante sul campo senza aver prima accertato l’autentica situazione delle cose e così ordinò al suo stato maggiore di contattare i comandanti dei vari corpi d’armata per sapere la loro opinione. Tutti furono assolutamente concordi che la ritirata fosse una decisione eccessiva e tanto bastò per convincere Von Moltke a silurare Prittwitz che la sera del 21 nuovamente chiese rinforzi affermando essergli impossibile altrimenti tenere la Vistola. La scelta del suo sostituto fu cosa rapida, serviva una persona energica e questa parve non poter essere che Enrich Ludendorff cioè l’uomo che pochi giorni prima aveva preso Liegi salvando l’invasione del Belgio dal rischio di un imbottigliamento. Alle nove del mattino del 22 Agosto Ludendorff venne informato per lettera del suo nuovo incarico e alle sei del pomeriggio era già a Coblenza per conferire con Von Moltke e con il Kaiser; tre ore dopo, impartiti alcuni ordini alla sua nuova armata via telegrafo e su cui torneremo subito, prese un treno speciale che lo avrebbe portato in Prussia Orientale. Strada facendo il treno si fermò brevemente ad Hannover per recuperare un “pacco nell’ufficio oggetti smarriti” come lo definì Basil Liddell Hart; si trattava del nuovo comandante ufficiale dell’ottava armata: Paul Von Hindenburg. Allo stato maggiore si era infatti ritenuto che Ludendorff, data la sua giovane età e la mancanza di un Von prima del cognome, non fosse adatto a figurare come comandante  dell’ottava armata; si decise così di trovare un uomo di paglia e scorrendo i nomi di ex comandati di corpi d’armata la scelta infine cadde su questo generale sessantottenne che era andato in pensione nel 1911. Ricevuto il telegramma Hindenburg si disse pronto a fare la sua parte accettando, di fatto, di non svolgere alcun autentico ruolo di comando in quanto ciò sarebbe stata competenza esclusiva di Ludendorff, nominato suo capo di stato maggiore. In seguito qualcuno avrebbe troppo facilmente irriso a questo ruolo di facciata dell’anziano generale battezzandolo Marschall Was-sagst-du, cioè Maresciallo cosa ne dice?, con riferimento alla frase che era solito pronunciare all’indirizzo di Ludendorff ogni volta che qualcuno gli chiedeva un’opinione. In realtà Hindenburg non fu una mera comparsa in quanto col suo carattere sempre controllato fu in grado di compensare gli sbalzi d’umore e gli eccessi di nervi cui era solito andare incontro Ludendorff nei momenti di difficoltà (il cancelliere Bethmann-Hollweg ebbe a dire di lui “è grande solo quando le cose vanno bene. Se invece vanno male gli saltano i nervi.”). Frattanto in Prussia Orientale Prittwitz dava ulteriore prova dello stato di completa confusione in cui versava prima approvando e poi respingendo il piano di Hoffmann. Incurante di ciò il tenente colonnello ordinò comunque a Von François di iniziare a spostare il suo corpo a Sud; i fatti infatti stavano dando ragione a Hoffmanna dato che Rennenkampf continuava a non tentare nemmeno di inseguire l’ottava armata. L’esecuzione di queste manovre fu momentaneamente ostacolata dalla prima ondata di ordini giunti via telegrafo da Ludendorff direttamente ai comandanti dei copri dell’ottava armata. Il nuovo capo di stato maggiore, temendo che queste unità stessero attuando la ritirata voluta di Prittwitz, diede disposizioni perché ogni comandante agisse in autonomia nel modo che ritenesse più confacente alla situazione. Il fatto di essere stati scavalcati risentì non poco Hoffmann e il resto dello stato maggiore dell’ottava armata, ma questa incomprensione durò poco perché il secondo gruppo di ordini giunto da Ludendorff, in quel momento in viaggio verso Marienburg, ricalcava quasi interamente le disposizioni già data da Hoffmann. Ancora oggi non è stato possibile scoprire se Ludendorff elaborò il medesimo piano di battaglia di Hoffmann autonomamente o se avesse avuto modo, durante il suo viaggio verso est, di essere messo a parte della strategia elaborata dal tenente colonnello. Certamente quello di adoperare in questo modo il movimento per linee interne corrispondeva alla dottrina strategica insegnata all’accademia militare tedesca per cui non deve sorprendere che due ufficiali particolarmente dotati potessero giungere alle medesime conclusioni. L’unico elemento d’incertezza per Ludendorff era se fosse opportuno far muovere subito verso Sud anche le unità di Von Mackensen e Von Bulow, lasciando così sguarnito il fronte davanti a Rennenkampf; il nuovo capo di stato maggiore, rispetto ad Hoffmann, era molto meno sicuro dell’atteggiamento che avrebbe tenuto il comandante dell’armata di Vilna e così decise di lasciare ancora per un giorno il XVII corpo e il I corpo della riserva a fare buona guardia. Si trattava di timori infondati in quanto i russi stavano facendo di tutto per infilarsi esattamente nella situazione tattica immaginata da Hoffmann. Temendo infatti che la vittoria di Rennenkampf a Gumbinnen avesse messo in rotta i tedeschi, Jilinsky tempestava Samsonov di messaggi in cui gli ingiungeva di fare presto così da interporsi tra la Vistola e il nemico. L’armata di Varsavia era in una situazione logistica anche  peggiore di Rennenkampf; quando attraversò la frontiera il 19 Agosto la forza di Samsonov aveva sulle spalle già una settimana di marce di avvicinamento al confine e adesso era costretta a muoversi in un’area dove la rete stradale era praticamente insistente. Non ci volle molto perché le razioni alimentari finissero mentre i cavalli rimasero senza avena, anche la situazioni delle munizioni fu presto difficile con le unità che se le dovevano vicendevolmente prestare a seconda delle necessità del momento. I primi scontri contro il XX corpo del generale Scholtz si risolsero in dei successi, ma si trattava di successi meramente formali in quanto Scholtz non aveva l’ordine di fermare Samonov bensì solo di tenerlo sotto controllo e rallentarlo per quanto fosse possibile. Ancora il 23, giorno in cui Ludendorff giunse a Marienburg, Jilinsky insisteva con Samsonov perché facesse presto per “intercettare il nemico che si ritira davanti al generale Rennenkampf”. Evidentemente Jilinsky era convinto che Rennenekampf mantenesse ancora il contatto coi tedeschi quando invece l’armata di Vilna aveva ormai da due giorni perso di vista il nemico; oltretutto quello stesso 23 Agosto Rennenkampf finalmente decise di rimettersi in movimento, ma invece di spostarsi verso Sud per andare incontro a Samsonov avanzò verso ovest direzione Konigsberg allontanandosi così ancor di più dall’armata di Varsavia su cui invece stavano convergendo le forze tedesche. Il 24 le forze di Samsonov attaccarono il XX corpo trincerato a Neidenburg riuscendo a scalzarlo dalla cittadina, ma subendo forti perdite. Scholz si ritirò su Tannenberg dove venne raggiunto da Ludendorff e dall’intero stato maggiore dell’ottava armata per valutare la situazione. Frattanto Samsonov, sempre pungolato da Jilinsky, trasmise gli ordini in merito allo schieramento delle sue forze per il giorno dopo: I corpo a sinistra, XV e XIII al centro e VI corpo sulla destra. Il problema era che non si trattava di un fronte compatto, ma le unità erano sparpagliate per oltre 100 km con ampi intervalli tra loro. Ancora peggio gli ordini di Samsonov, dato che alcune unità non avevano le chiavi di decifrazione dei codici, vennero trasmessi via radio in chiaro così che, in pochi minuti, i tedeschi ebbero cognizione dell’esatto schieramento dell’armata nemica! Continuando a temere che Rennenkampf potesse d’improvviso cambiare direzione di marcia, Ludendorff il 25 Agosto ordinò a Von François di attaccare il fianco sinistro di Samsonov non appena fosse giunto in posizione. Von François, che abbiamo visto non avere peli sulla lingua neanche con i superiori, si rifiutò di eseguire l’ordine affermando che la sua artiglieria non era ancora giunta e che dunque non intendeva lanciare un attacco prematura che potesse lasciare all’armata di Varsavia la possibilità di ritirarsi intatta. Il comandante del I corpo era appoggiato da Hoffmann in questo suo ragionamento, ma Ludendorff, che secondo Barbara Tuchman, voleva imporre la sua autorità su questi subordinati un po’ troppo indisciplinati, si recò personalmente da Von François per ribadirgli l’ordine. Indifferente questi fece orecchie da mercante deciso a passare all’offensiva solo quando le sue forze sarebbero state pronte ad eseguire il compito. Mentre lo stato maggiore rientrava a Tannenberg da questa “gita fuori porta”, a Hoffmann vennero consegnati due nuovi messaggi russi, ancora una volta trasmessi in chiaro, che addirittura stavolta contenevano gli ordini del giorno sia dell’armata di Rennenkampf che di quella di Samsonov! Giustamente la Tuchman afferma che nella storia nessun comandante aveva ricevuto tanta fortuna dai tempi in cui un pastore greco indicò ai persiani come aggirare le Termopili. Quei messaggi infatti facevano cadere l’ultimo dubbio che angustiava Ludendorff: il comportamento di Rennenkampf; da essi infatti si evinceva che l’armata di Vilna avrebbe marciato ancora direzione Konigsberg ponendosi come linea ultima una posizione da cui in nessun modo avrebbe potuto recare disturbo alle forze tedesche impegnate contro Samsonov il quale, dal canto suo, aveva ordinato alle sue forze di avanzare ancora spingendosi così vieppiù dentro la trappola. Sicuro adesso della situazione Ludendorff ordinò a Von Mackensen e a Von Below di muovere contro il fianco destro di Samsonov così da completare le premesse per la manovra di doppio accerchiamento dell’armata di Varsavia. Circa nelle stesse ore in cui Ludendorff metteva in atto gli ultimi preparativi i russi iniziarono a subdorare che qualcosa non andava; sia Jilinsky che il Granduca Nicola si resero conto che Rennenkampf aveva perso il contatto con i tedeschi da ormai due giorni e che dunque non si sapeva dove fosse esattamente schierata l’ottava armata nemica. Nessuno però parve prendere realmente in considerazione la possibilità che i tedeschi non fossero in ritirata e che l’armata di Samsonov potesse essere in pericolo, così ci si limitò ad invitare Rennenkampf ad allungare il passo per inseguire il nemico senza però ingiungergli di muoversi per entrare in contatto con l’ala destra di Samsonov. Se al comando russo iniziava a crescere la tensione in quello tedesco Ludendorff stava avendo una delle sue crisi di nervi sia perché aveva avuto notizia che Von François aveva disobbedito al suo ordine di attaccare, sia perché gli era giunta una incredibile telefonata da Von Moltke. Il Capo di stato maggiore infatti, ossessionato da sempre dall’idea di quel fronte orientale troppo debole, gli comunicò di aver deciso di inviargli tre corpi d’armata di rinforzo di rinforzo sottraendole all’offensiva contro la Francia. Ludendorff, che era ben addentro alle meccaniche del piano Schlieffen, ne rimase sconvolto consapevole che un qualsiasi indebolimento del dell’ala destra avvolgente poteva essere catastrofico e insistette nell’affermare che non aveva bisogno di rinforzi. Von Moltke però fece cadere le obiezioni affermando che “la battaglia decisiva ad Ovest era già stata combattuta e vinta”…. beata sicurezza. Alla fine per l’Est partiranno solo due corpi d’armata e una divisione di cavalleria, ma questa decisione di Von Moltke avrà portate immense sull’esito della Grande Guerra. In quelle stesse ore il VI corpo di Samsonov si era messo in marcia per ricongiungersi con il centro dello schieramento quando d’improvviso si diffuse la notizia che forze nemiche stavano giungendo da Nord; si trattava del corpo di Von Mackesen il quale stava dando inizio a quella che in seguito, impropriamente, sarebbe stata chiamata battaglia di Tannenberg. L’impatto, assolutamente inaspettato, fu durissimo e quando sopraggiunse anche Von Bulow i russi furono messi in rotta dopo aver perso 5000 uomini e sedici pezzi d’artiglieria; in questo modo l’ala destra di Samsonov abbandonò il campo aprendo un’immensa autostrada verso il fianco e le spalle del centro dell’armata di Varsavia che, intanto, continuava a spingersi avanti ignaro di aver perso la copertura su un fianco. Vedendo il suo comando invaso da una folla di fuggiaschi Samsonov si avvide all’improvviso del pericolo che la sua armata stava correndo, ma invece di ordinare immediatamente una ritirata generale prese la fatale decisione di continuare a combattere anche il 27 Agosto convinto che da Nord Est stesse accorrendo Rennenkampf in suo aiuto. Questa scelta segnò il destino dell’armata di Varsavia perché la sera del 26 Von François ricevette finalmente la sua artiglieria e così, alle quattro del mattino del giorno dopo, poté lanciare il suo attacco contro il fianco sinistro di Samsonov tenuto dal I corpo d’armata russo. Di fatto non ci fu una battaglia in quanto i soldati russi, col morale già sotto i tacchi dopo giorni di marce estenuanti e ormai senza rifornimenti, furono schiantati dal bombardamento dell’artiglieria e iniziarono a fuggire ancora prima che la fanteria tedesca passasse all’attacco. Erano le 11 del mattino e l’armata di Varsavia, in meno di ventiquattro ore,  aveva perso entrambe le sue ali trovandosi così seriamente esposta al rischio di essere completamente accerchiata e annientata. Nonostante questi progressi Ludendorff non era tranquillo: il centro di Samsonov continuava a premere contro il XX corpo di Scholz, ottenendo anche alcuni successi, Von Mackensen e Von Below, a causa di una serie di ordini contraddittori, avevano compiuto una serie di manovre a vuoto non prendendo ancora contatto con i russi mentre c’era sempre la possibilità che Rennenkampf potesse iniziare a muoversi verso sud-ovest. Preoccupato della tenuta di Scholz, Ludendorff ordinò a Von François di fare una conversione verso nord per andare a supportare il XX corpo, ma per la terza volta in pochi giorni il comandate del I corpo disobbedì all’ordine. Muoversi verso Scholz avrebbe infatti comportato attraversare una serie di boschi fitti nei quali il I corpo avrebbe potuto perdere compattezza, Von François riteneva invece che sarebbe stato più utile  che lui continuasse a muovere verso est così da riconquistare Neidenburg e tagliare la ritirata ai russi.  Spostatosi da Tannenberg a Frogenau, presso il quartier generale di Scholz, Ludendorff schiumava rabbia per l’ennesimo atto d’insubordinazione di Von François e accolse in malo modo l’ufficiale inviato da Von Mackensen e Von Below per avere istruzioni precise. A metà giornata del 28 Agosto però la situazione parve assestarsi; chiariti i loro ordini infatti Von Below iniziò a premere contro il fianco destro del centro di Samsonov mentre Von Mackensen gli si portava alle spalle sia per chiudere la sacca, sia per prevenire un eventuale ritorno in campo del VI corpo russo. Anche le notizie che giungevano in merito a Rennenkampf favorirono un rasserenamento dell’animo di Ludendorff; il comandante dell’armata di Vilna aveva infatti ricevuto finalmente l’ordine di dirigersi verso Samsonov, ma la sua avanzata verso Konigsberg l’aveva portato troppo lontano e infatti la sera del 28 si trovava ancora a oltre 30 km da dove il VI corpo era stato attaccato due giorni prima. Convinto che ormai Scholz non avesse più necessità di supporto Lundendorff non solo approvò la manovra di Von François verso Neidenburg, ma gli ordinò di procedere anche oltre fino a Willenberg così da stendere una linea continua di posizioni trincerate che impedissero ai russi di potersi ritirare. Il 28 Agosto fu l’ultima vera giornata di battaglia; il XIII e il XV corpo russo continuarono a battersi egregiamente ma ormai i tedeschi erano davanti, dietro e di fianco a loro. Samsonov, che si era portato a cavallo sulla linea del fonte convinto che in quel momento di crisi il suo posto fosse tra la truppa, decise infine di ordinare la ritirata. Secondo Basil Liddell Hart se questo ripiegamento fosse stato organizzato con un minimo di costrutto si sarebbe potuto evitare l’annientamento dell’armata di Varsavia, infatti il XIII e il XV corpo erano ancora una forza consistente mentre lo sbarramento di Von François tra Neidenburg e Willenburg era piuttosto sottile (tanto che il 29 Agosto un redivivo I corpo russo riuscì a riconquistare Neidenburg per mezza giornata). Invece non ci volle molto che il tutto divenne un si salvi chi può; i due corpi russi rimasti invischiati nella rete teutonica si andarono rapidamente frantumando in una serie di tronconi persi nel groviglio di boschi e acquitrini della Prussia Orientale. Da questo momento fu una caccia all’uomo e tra il 29 e il 30 Agosto sia il XIII che il XV corpo vennero spazzati via parte catturati (tra cui i comandanti generali Martos e Kliuev), parte uccisi in disperate resistenza all’ultimo uomo. Per quanto riguarda Samsonov, persosi a sua volta nei boschi col suo stato maggiore, sentendo su di sé il peso della sconfitta si suicidò nella notte tra il 29 e il 30 Agosto. La vittoria dei tedeschi era stata totale: 92.000 prigionieri e 30.000 caduti tra morti e disperi (di tutto il XV e XIII corpo messi insieme riguadagnarono la frontiera a malapena 2100 uomini e 50 ufficiali). Dei 600 pezzi d’artiglieria a disposizione dell’armata di Varsavia, tra i 300 e i 500 caddero in mano ai tedeschi mentre i cavalli catturati dovettero essere radunati in una serie di recinti costruiti sul momento. 

La sera del 28 Agosto, mentre Ludendorff vergava l’ordine di inseguire i russi in ritirata, Hoffmann suggerì che l’intestazione invece di Frogenau sarebbe dovuta essere Tannenberg in modo da dare l’idea che si fosse vendicata la sconfitta patita dai cavalieri teutonici nel 1410 ad opera dei polacco-lituani. Fu questa la prima di una serie di mistificazioni tesa a creare un’epica attorno alla vittoria sui russi; il passo successivo fu quello di elevare ad artefice del successo Hindenburg e sempre Hoffmann non perdeva occasione di burlarsi di questa leggenda affermando, ogni volta che qualche delegazione si recava a visitare il sacro campo di battaglia, “qui il Feldmaresciallo dormì prima della battaglia, qui dormì dopo la battaglia, qui dormì durante la battaglia”. Poche giornate dopo Ludendorff rivolse le sue attenzioni a Rennenkampf e lo sconfisse duramente nella battaglia dei laghi Masuri, anche se a volte questa seconda battaglia viene impropriamente resa un tutt’uno con Tannenberg. Fuggito inopinatamente mentre i combattimenti erano ancora in corso, Rennenkampf fu silurato insieme Jilinsky. Per i russi Tannenberg fu la premessa dell’andamento generale della loro guerra contro i tedeschi; sebbene infatti l’esercito dello Czar fu in grado di cogliere importanti successi contro gli austriaci e i turchi, nei due anni successivi Ludendorff penetrò in profondità nel territorio russo contribuendo a creare le premesse per la rivoluzione del 1917 e la caduta dei Romanov. Tannenberg però fu anche la palestra per alcuni dei migliori ufficiali tedeschi della Grande Guerra; infatti questo successo non solo creò la fama del duo Hindenburg-Ludendorff, ma mise in luce anche il talento di Hoffmann (che Ludendorff si tenne stretto come suo capo dell’ufficio operazioni), di Von François (che in seguito continuò a fare di testa sua ottenendo successi sia ad Est che a Ovest), di Von Below (che avrebbe comandato gli austro-tedeschi a Caporetto) e di Von Mackensen (che guiderà l’invasione austro-tedesca della Serbia e prenderà brillantemente parte alla campagna contro la Romania). Paradossalmente però nel paniere di Tannenberg, insieme a tutti questi eccellenti risultati, si nascondeva un frutto avvelenato che avrebbe avuto effetti catastrofici per il Reich: i due corpi d’armata che Von Moltke aveva deciso di inviare ad Est, convinto che la battaglia di Francia fosse già vinta, restrinsero il fronte di marcia tedesco di quel tanto che bastava perché il generale Von Kluck, al momento di effettuare il 30 Agosto la sua conversione verso Sud-Est per colpire gli inglesi, invece di aggirare Parigi come previsto dal piano Schlieffen, offrisse il fianco alla capitale francese creando le precondizioni per la controffensiva della Marna. 

 

Bibliografia:

  • Basil Liddell Hart, La prima guerra mondiale
  • Barbara Tuchman, I cannoni d’Agosto
  • David Stevenson, La grande guerra

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