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La componente esoterica e occulta del Nazismo – Parte I

Lo studio dell’influsso che ebbero le dottrine esoteriche sul Nazismo, inteso sia come movimento che come le personalità che lo animarono, è stato da sempre estremamente complesso non solo per la scivolosità della materia stessa, con il costante rischio di abbandonare il sentiero della ricerca storica in favore di quello della speculazione “magica”, ma anche per l’intrinseca difficoltà che ancora oggi vi è nel mettere in studio il Nazionalsocialismo e il Terzo Reich come fatto storico da valutare nel suo insieme. Già però alla fine degli anni sessanta alcuni storici hanno iniziato a porre in evidenza come, nel DNA del movimento che guidò la Germania per dodici anni sino alla catastrofe, oltre che dottrine politiche e pseudo-scientifiche vi fosse anche un elemento di misticismo per certi aspetti quasi fideistico. Grazie a questi autori, tra i quali ricordo George Mosse, Giorgio Galli e anche, sebbene con maggiori riserve, il grande biografo di Hitler e dei gerarchi del Reich Joachim Fest, si è potuta gettare luce su questa zona d’ombra e acquisire certezza su alcuni elementi come l’influsso che ebbe la teosofia e l’ariosofia nella maturazione intellettuale del futuro Fuhrer o il ruolo che ebbe una società segreta come la Thule Gesellschaft nella nascita del Partito Nazionalsocialista. Il problema allora oggi non è tanto di accertare se vi sia stata una componente occulta nel Nazismo, ma quale peso ebbe questa componente occulta; cioè essa fu un mero divertissement intellettuale per alcuni elementi di spicco del regime come Hess o Rosenberg oppure fu in grado di condizionare autenticamente le scelte e le strategie di Hitler e dei suoi collaboratori sin anche alla decisione di adottare la “soluzione finale”? In ultimo è questa la domanda a cui proverò a dare una risposta con questo articolo, che ho diviso in due parti per agevolarne la lettura; articolo che, lo anticipo subito, non ha la pretesa di essere esaustivo sul tema del “Nazismo magico” in quanto estremamente ampio e ancora in corso di separazione del grano dal loglio. Per chiunque voglia approfondire questo affascinante ed inquietante tema consiglio sin da ora di iniziare dall’ormai classico “Hitler e il Nazismo magico” di Giorgio Galli, con la consapevolezza però che non si tratta di un testo facile in quanto richiede delle pregresse conoscenze storiche, filosofiche e sociologiche per poter essere compreso.
 
La teosofia e l’ariosofia
Sarebbe impossibile in questa sede illustrare in modo ampio e dettagliato ciò che fu la teosofia perché questo richiederebbe una trattazione a sé, ma è altresì necessario iniziare da qui il nostro viaggio perché è nella “dottrina segreta” di madame Blavatskij che si annidano le radici dell’idea sull’esistenza di una razza ariana biologicamente superiore. Ancora di più si potrebbe dire che quasi ogni teoria della cospirazione moderna come gli antichi astronauti, la terra cava, l’ibridazione umano-aliena, Atlantide e più in generale il fatto che esista una contro-storia del mondo, abbia le sue origini nella teosofia. La teosofia deriva direttamente dalla rinascita esoterica di fine ottocento quando, in parte come reazione al positivismo trionfante, iniziò a riemergere nelle fasce più colte della popolazione europea di un interesse per l’occultismo e la ricerca di una conoscenza iniziatica. Cabala, demonologia, spiritismo e gnosticismo assumono grande popolarità e iniziano ad essere oggetto di discussione erudita nei salotti di un po’ tutto il vecchio continente, nonché portano a un autentico fiorire di società segrete che si rifanno ad antiche e presunte conoscenze segrete di solito di provenienza antico egiziana od orientale. E’ all’interno di questo ambiente che, dalla fine degli anni ’70 dell’ottocento, inizia a emergere la figura della russa Elena Petrovna Han, meglio conosciuta come madame Blavatskij, la quale affermava di essere entrata in contatto con antichi maestri indiani e tibetani i quali le avevano rivelato appunto la “dottrina segreta”. Questa “dottrina segreta” altro non era se non una vera e propria cosmogonia alternativa in base alla quale la storia della Terra avrebbe avuto origine da esseri extra-terresti (detti costruttori o formatori) che avrebbero compiuto una serie di esperimenti per creare varie “razze prova”, ognuna delle quali avrebbe vissuto una fase della storia prima di una grande catastrofe. La prima di queste razze era composta da essere invisibili stanziati dove oggi vi è il Polo Nord, la seconda avrebbe invece vissuto nella mitica Iperborea nell’estremo Nord, la terza sul continente scomparso di Lemuria, la quarta sarebbe stata quella degli atlantidei e infine la nostra razza attuale divisa tra i discendenti degli ariani atlantidei e gli individui inferiori. Questo processo ciclico è segnato da una costante decadenza e imbarbarimento della razza successiva rispetto alla perfezione cosmica di quella precedente. Così gli atlantidei erano descritti come esseri giganteschi e con una tecnologia avanzata basata sulla forza-elettro-spirituale (Fohat); la loro fine fu dovuta a un cataclisma nato da uno scontro di tipo magico tra i suoi sapienti e quelli della città di Shambhalah. Una parte però di questi sapienti si sarebbe rifugiata sotto terra nel Regno di Agharti da dove il Re del Mondo guiderebbe i destini del genere umano entrando in contatto con soggetti particolarmente dotati (come appunto la Blavatskij) che, grazie a particolari allenamenti, possono leggere l’Akasa, uno sorta di registro psichico degli eventi della storia del mondo sin dalla sua creazione. Ecco, in estrema sintesi e semplificazione, l’essenza della teosofia che, in breve tempo, si diffuse in tutto il mondo occidentale destando grande interesse soprattutto in quegli ambienti della cultura europea che iniziano a rifuggire la rozzezza delle masse e della rivoluzione industriale in favore di un ritorno ad una perfezione elitaria ormai tramontata. Chiare derivazioni teosofiche si possono rintracciare nella Golden Down britannica, all’interno della quale troviamo il poeta irlandese William Butler Yeats o lo spiritista Aleister Crowley, nel pensiero di Julius Evola, ma anche nella letteratura horror di H.P. Lovecraft dove, non a caso, si parla di entità cosmiche che guidano il destino degli umani, conoscenze segrete accessibili a pochi iniziati (es. il Necronomicon) nonché orrori indicibili che si annidano dormienti sotto la calotta polare (vedi il libro “Alle montagne della follia”). Per l’ambito però che interessa a noi è importante notare come la teosofia per prima accenni ad elementi come l’esistenza di antiche razze superiori (tra cui gli ariani) la cui purezza originaria sarebbe stata inquinata, la possibilità di recuperare questa purezza attraverso un’opera di rinascita all’interno di un orizzonte ciclico della storia umana (pensiamo al Reich millenario di cui vagheggiava Hitler) e l’individuazione delle aree geografiche dove queste antiche civiltà avrebbero avuto i natali (Tibet e calotte polari guarda caso obiettivi delle spedizioni del dipartimento archeologico-storico delle SS Ahnenerbe). La teosofia poi esaltò anche la riscoperta degli antichi simbolismi arcaici e tra questi grande importanza venne data, sin della Blavatskij, alla svastica di derivazione orientale come simbolo solare beneaugurale. Sarebbe comunque errato tracciare una linea diretta tra Nazismo e teosofia perché, nonostante alcuni appartenenti al movimento della Blavatskij vi legassero già tematiche reazionarie e antisemitiche, la teosofia fu per lungo tempo il tetto sotto cui si accasarono molti dei non allineati con la scienza ufficiali dell’epoca, primo tra tutti Rudolf Steiner. Avvenne però che nella Vienna della fine dell’ottocento, non a caso fa notare Mosse la città punto di incontro tra il mondo tedesco e quello slavo, alcuni iniziarono a legare la teosofia con la riscoperta in chiave mistica dell’antichità germanica sull’onda delle opere di Wagner, con una lettura errata della teoria del ubermensch di Nietzsche (il filosofo tedesco non lo intese mai in senso biologico-razziale) e con lo studio dell’antico alfabeto runico. Il primo ad incamminarsi su questo percorso, che poi avrebbe preso il nome di ariosofia, fu Guido Von List. Von List nasce nel 1848 in una famiglia della borghesia viennese e sin da giovane mostrò una predilezione per lo studio delle antiche religioni germaniche nonché, più in generale, per le tematiche volkisch cioè lo studio del folklore con una forte impronta romantico-popolare. Dopo aver tentato vanamente la carriera di commerciante, iniziò a scrivere saggi ed articoli sulla storia della campagna austriaca e dei culti locali che riscossero ampio successo e lo lanciarono rapidamente ai vertici intellettuali dei movimenti pangermanisti. Nel 1902 iniziò a interessarsi attivamente di occultismo a seguito di un intervento agli occhi che, lasciandolo per quasi un anno cieco, lo portò a passare molto tempo a ragionare sulle rune e sul loro significato mistico. Con la fondazione nel Marzo 1908 della Società Guido Von List questi ottenne l’autonomia finanziaria che gli serviva per potersi dedicare a tempo pieno all’elaborazione della sua cosmogonia e teologia politica. Recandosi in visita coi suoi allievi nei vari siti dell’antichità germanica Von List portava avanti un particolare sistema di ricerca storica che, riprendendo la teoria dell’Akasa, si fondava sull’idea di poter entrare in contatto con la memoria ancestrale di questi luoghi. Sempre partendo dalle teorie sulle razze della Blavatskij, Von List riteneva che l’ultima di queste razze perfette fosse la razza ariana di cui gli antichi germani sono i più diretti discendenti in quanto, essendo i più vicini alla natura, erano i più vicini al vero e alla perfezione cosmica. Questa valorizzazione della natura come essenza della perfezione era da tempo presente negli ambienti romantici tedeschi, ad esempio Wagner era vegetariano e contrario alla vivisezione, e sarebbe transitata nel Nazismo dove la riscoperta del contatto con la natura sarebbe stato, ad esempio, una delle missioni della Hitler-Jugend. Per Von List questi perfetti antichi ariani erano stati guidati da una casta sacerdotale, armanenschaft, titolare di immense conoscenze mitico-gnoseologiche (ad esempio la cabale non sarebbe di derivazione ebraica, ma ariana); il cristianesimo, rompendo il legame tra i germani e la natura, aveva costretto questi saggi ad entrare nell’anonimato e le loro conoscenze si erano propagate nei secoli transitando prima nei Templari, dunque nei maghi rinascimentali e infine nelle sette rosacrociane del seicento-settecento. Per Von List era fondamentale riportare alla luce questa Armanenschaft e a tal scopo creò, all’interno della società che portava il suo nome, un anello interno di iniziati chiamato Hoher Armanen Order (Alto Ordine Armanico). Il fine ultimo era l’instaurazione sull’Europa di un Regno Ariano guidato da questa nuova elité sacerdotale che avrebbe dovuto tramandare la conoscenza gnostica ariana mentre il popolo si sarebbe accontentato del ritorno alle celebrazioni religiose degli antichi germani. Questo Regno Ariano avrebbe dovuto dare inizio alla restaurazione dell’età dell’oro dopo la fase d’imbarbarimento della razza ariana, imbarbarimento dovuto alla commistione del puro sangue germanico con quello delle razze inferiori. E qui i richiami a quella che sarebbe stata la scellerata politica razziale del Nazismo divengono evidenti; secondo Von List infatti tutte le razze inferiori andavano schiavizzate e addette ai lavori manuali così da sollevare da questi oneri gli appartenenti alla pura razza ariano-germanica che sarebbero stati gli unici titolari di diritti. Per garantire questa purezza biologica ogni famiglia avrebbe dovuto tracciare il proprio albero genealogico per attestare la limpidezza del proprio sangue, si sarebbero dovute imporre leggi che vietavano i matrimoni misti e favorita una società patriarcale fondata sulla figura del maschio-capo famiglia. Ancora Von List predisse come imminente l’avvento di un “forte disceso dall’alto” che avrebbe svolto il ruolo di re-messia in grado di dare avvio alla rinascita dell’età dell’oro ariana. Lo studio poi da lui svolto sulle rune fu centrale per lo sviluppo della mistica ad esse legata e che avrebbe avuto una grande importanza per il Nazismo e in particolare per le SS; fu infatti Von List ad affermare per primo che le rune erano strumenti magici con le quali, attraverso particolari forme di meditazione, si sarebbe potuta controllare la natura e fu sempre lui a riprendere la svastica, indicata come l’antica runa sassone fyrfos, dandole, nel suo senso antiorario, la simbologia del passaggio ciclico dalla fase della perfezione, a quella della decadenza per poi tornare versa la perfezione originaria. Non è un caso che l’alfabeto runico di Von List, di 18 segni al contrario di quello tradizionale Futhark a 24 segni, fu poi adottato dal Terzo Reich ed adoperato per la sua simbologia (ad esempio la runa Algiz o la doppia runa Sig delle SS). Von List morì nel 1919, ma la sua opera fu fondamentale per creare il sostrato culturale-esoterico all’interno del quale sarebbe sorto il Nazismo. Nei suoi ultimi anni di vita l’ormai anziano santone dell’ariosofia riceveva molte lettere dai giovani tedeschi che, nelle trincee del fronte occidentale, trovavano nei sui insegnamenti un motivo superiore per cui continuare a combattere. Ancora più importante, e lo vedremo a breve il perché, gli appartenenti della loggia berlinese della Società Guido Von List, scioltasi nel 1912, confluiranno in gran parte nel neonato Germanenorden. Il solco tracciato da Von List venne poi potentemente fertilizzato dall’altro padre putativo del ariosofimo cioè Jorg Lanz von Liebenfels , un ex-monaco cistercense che aveva abbandonato il saio in favore della polemica anti-ebraica e della ricerca del rinnovamento biologico-spirituale del popolo tedesco. Entrato in contatto con gli ambienti della teosofia Lanz passò molti anni a studiare le antiche scritture ebraiche e la mistica orientale per poi dare alle stampe, nel 1905, il suo “capolavoro” cioè “Teozoologia ovvero l’eredità dei bruti sodomitici e l’Elektron degli dei”. Il punto di partenza è sempre la Blavatskij e l’idea della decadenza di una razza superiore dalla sua condizione di perfezione; questa decadenza, come già affermato da Von List, era dovuta all’accoppiamento innaturale degli ariani con appartenenti a razze inferiori ( ad esempio Adamo sarebbe stato il primo pigmeo come frutto di questa unione). Gli ariani erano dei dotati di organi sensoriali tramite i quali trasmettevano segnali di tipo elettrico (appunto l’Elektron) che dava loro poteri telepatici e telecinetici (in tal modo ad esempio Lanz spiegava i miracoli di Gesù da lui ritenuto un ariano puro); con la commistione con le razze inferiori questi organi si erano atrofizzati restando però in forma latente nella ghiandola pituitaria. Secondo Lanz l’opera di purificazione biologica del popolo tedesco aveva come scopo ultimo quello di risvegliare le capacità latenti di questa ghiandola mettendo fine quindi alla fase di decadenza razziale degli ariani. Mentre però il programma razziale di Von List passava attraverso la schiavizzazione e segregazione delle razze inferiori, Lanz invece fa esplicito appello alla scienza moderna, disprezza dall’altro apostolo dell’ariosofia, perché porti avanti l’opera di purificazione del sangue germanico anche attraverso l’eliminazione fisica dei sub-umani mezzo cremazioni come sacrificio a Dio. Veniva inoltre anche proposta la creazione di particolari monasteri dove donne biologicamente perfetti si accoppiasse con maschi ariani purosangue; un’idea questa che sarà ripresa da Himmler all’interno del programma Lebensborn delle SS. Anche Lanz creò una propria società, o in questo caso sarebbe meglio dire setta, per portare avanti il suo programma: l’Ordo Novi Templi cioè l’Ordine dei nuovi Templari. Istituito nel 1907 con sede nel castello di Burg Werfenstein questo Ordine era a tutti gli effetti una società segreta con vari gradi di iniziazione.; anche qui lo scopo ultimo era creare la futura casta sacerdotale che avrebbe dovuto guidare il mondo alla restaurazione della purezza razziale ariana e quindi al ritorno all’Età dell’oro. A Burg Werfenstein si svolgevano quindi cerimonie religiose pagana cadenzate sull’antico calendario germanico, veri e propri corsi per gli allievi dell’Ordine nonché concorsi di bellezza razziali per trovare quegli individui che corrispondevano ai canoni di perfezione biologica teorizzati da Lanz (biondo, aitante e con gli occhi azzurri). Mentre ad oggi non è mai emersa alcuna prova in merito a un contatto diretto tra Hitler e Guido Von List, anche se non è improbabile che il futuro Fuhrer abbia letto le sue opere negli anni viennesi, è invece certo che questi fosse un assiduo lettore della rivista pubblicata da Lanz cioè “Ostara” che veniva venduta da un tabaccaio a pochi passi dall’abitazione di Hitler sulla Felberstrasse. Altresì è accertato che almeno una volta il giovane Hitler si recò da Lanz nella sede di “Ostara” a Rodaun per chiedergli dei numeri arretrati della rivista; in quell’occasione sembra che i due si siano intrattenuti in una conversazioni sulle teorie razziste di Lanz il quale alla fine, dopo aver consegnato a Hitler gli arretrati, gli pagò anche il biglietto di ritorno. Lanz, morto nel 1954, diede sempre una versione attenuta di quell’incontro affermando di aver trovato il futuro dittatore come un giovane pallido e modesto; lo stesso Hitler affermerà però in seguito nel “Mein Kampf” che la maturazione delle sue idee in merito alla razza avvennero negli anni viennesi. Maggiormente oggetto di discussione è se Hitler abbia mai partecipato alle attività del Ordo Novi Templi o se ne abbia persino mai fatto parte; vari studiosi tra i quali Giorgio Galli, Pierluigi Tombetti e Rudolf Mund ammettono, seppur con varie gradazioni, questa possibilità mentre altri sono molto più scettici, ad esempio Fest nella sua biografia del Fuhrer non ne fa mai cenno e l’esperto britannico di nazismo magico Nicholas Goodrick-Clarke lo nega recisamente. Si sa per certo che in una lettera del 1932, diretta a un tale Herr Hemil, Lanz definisce Hitler come “uno dei nostri allievi”, ma è impossibile stabilire se questa affermazione vada intesa in senso concreto, cioè se Hitler studiò presso Burg Werfenstein come membro dell’Ordo, oppure se il significato sia più figurativo nell’intendere che il leader del NSDAP fosse un culture delle teorie propagandate da Lanz per mezzo di “Ostara”. Ovviamente Von List e Lanz non furono gli unici esponenti di spicco dell’ariosofia, ma generalmente tutti coloro che si andarono ad identificare in questa dottrina si mossero nell’orbita delle idee di questi due personaggi. Comunque va detto che l’ariosofia di per sé non fu l’unico elemento di coltura del misticismo nazista; sarebbe invece più giusto dire che queste cosmogonie si andarono a legare con altri elementi esoterici come ad esempio l’astrologia, il pensiero di René Guénon e le teorie dei ghiacci eterni dell’ingegnere Hans Horbiger. Guénon dedicò la sua vita, oltre che allo studio della storia delle religioni, al tentativo di dare un ordine sistemico alle varie correnti dell’esoterismo occidentale d’inizio novecento. Sebbene criticasse aspramente lo spiritismo che permeava la teosofia, condivideva anche lui la cosmogonia delle ere cicliche della Blavatskij e fu lui che per primo, al fine di indicare l’isola sacra nell’estremo Nord da dove era giunta la razza madre degli ariani, affiancò al nome d’Iperborea quello di Thule riprendendola dalla mitologia greca. Sempre Guénon, nel suo saggio “Il re del mondo”, diede poi ampio risalto al mito di Agarthi cioè l’ultimo santuario di questi ariani puri nascosto nel sottosuolo dell’Asia; questa sua autorevolezza sulla materia gli permise di dare il timbro di veridicità al racconto dell’ex russo-bianco Ferdinand Ossendowski che, nel libro “Bestie, uomini e dei”, affermò di essere transitato per Agarthi durante la sua fuga dall’Armata rossa dopo la sconfitta del “barone pazzo” Von Ungern-Sternberg. Hans Horbiger teorizzò invece che l’origine del sistema solare andrebbe fatta risalire a una collisione tra un super sole originario con un enorme pianeta di ghiaccio; prima o poi questo ciclo si sarebbe ripetuto portando a una nuova catastrofe creativa. Horbiger poi tracciava un parallelismo tra questa eterna lotta tra il ghiaccio e il fuoco con l’altrettanto eterna lotta tra le razze. Secondo lui un’antica razza superiore avrebbe abitato una terra nell’estremo Nord che in seguito venne abbandonata a causa di una glaciazione; così nel loro processo migratorio questi essere superiori sarebbero entrato in contatto e conflitto con le razze inferiori. La teoria dei ghiacci eterni fu molto popolare nella Germania nazista venendo insegnata in molte università e ricevendo il supporto dello stesso Himmler, che tentò di introdurla come dottrina all’interno del Partito nonostante l’opposizione di altre personalità di primo piano del misticismo nazista come Rosenberg. Lo stesso Hitler fu molto interessato alle tewo di Horbiger in particolare perché, come scrive Fest, “a sembrargli convincente fu soprattutto il nesso, che vi veniva istituito, tra storia della Terra e sviluppo dell’umanità da un lato, e gigantesche catastrofi cosmiche dall’altro. Come affascinato Hitler avvertiva l’approssimarsi di decadenze e crolli e da questo aspetto apocalittico della sua immagine del mondo dedusse la fede della propria elezione, il risvolto missionario, salvifico, della sua coscienza storica.”.
 
La Thule Gesellschaft, il NSDAP e la leadership di Hitler
Abbiamo già detto che nel 1912 la loggia berlinese della Società Guido Von List confluì, insieme ad altre associazioni pangermanistiche e ariosofiche, nel Germanenorden che in breve aprì logge in tutta la Germania. Questa nuova associazione ammetteva al suo interno solo tedeschi in grado di dimostrare la propria integrità etnica fino a tre generazioni al fine di escludere tutti coloro il cui sangue era stato contaminato dal giudaismo, essendo l’ebreo già stato assunto a nemico numero uno della Germania e della rinascita della pura razza ariana. Dopo una prima scissione, evento non raro all’interno di queste società a metà strada tra l’esoterismo e la politica, il Germanenorden entrò in crisi con lo scoppio della Grande Guerra, ma intanto nelle sue filo era entrato un personaggio che ne avrebbe modificato i destini: Rudolf Glauer Von Sebottendorff. Strano miscuglio tra un mistico rinascimentale e il barone di Münchhausen, da un punto di vista esoterico Von Sebottendorff si formò in Oriente tra Costantinopoli e l’Anatolia; in particolare a Bursa, tramite i contatti con la famiglia greco-ebraica dei Termudi, venne introdotto alla Cabala mentre, intrattenendosi con i dervisci, ebbe modo di apprendere le loro tecniche di meditazione. Rientrato in Germania poco prima dello scoppio della guerra, prese contatti con il Germanenorden all’interno del quale fu ammesso nel 1916 e incaricato di rimetterne in piedi la loggia bavarese. La scelta non era casuale perché Von Sebottendorff, attingendo alle ricchezze della seconda moglie, aveva le risorse necessarie per sostenere economicamente l’associazione, aprine nuove succursali e organizzare conferenze in giro per il paese. La sua crescente importanza gli permise di poter introdurre all’interno del Germanenorden quegli elementi del misticismo orientale che aveva appreso durante i suoi anni nell’Impero Ottomano. Nel Gennaio 1918, mentre usciva la rivista “Runen” finanziata da Von Sebottendorff, un altro appartenente al Germanenorden fondò la Libera associazione dei lavoratori per una giusta pace con lo scopo di rinvigorire la volontà combattiva di una classe operaia tedesca sempre più disillusa sulle possibilità di vittoria e incantata dalle sirene del bolscevismo. L’uomo in questione era Anton Drexler un ex-ferroviere, ora fabbro ferraio, di Monaco che anni prima era stato in contatto con alcuni suoi colleghi dei Sudeti. Questi nel 1904 aveva organizzato in Boemia il Deutsche Arbeiterpartei (DAP) come espressione politica delle leghe nazionaliste tedesche dell’Impero asburgico. Nel Luglio 1918 la sede del Germanenorden bavarese vennne spostata all’albergo Quattro Stagioni di Monaco e Von Sebottendorff acquistò il giornale “Munchener Beobachter” che in seguito, col nuovo nome di “Volkischer Beobachter”, diverrà l’organo di stampa ufficiale del Partito Nazista; il 18 Agosto la nuova sede venne inaugurata con il nome di Thule Gesellschaft. Il nome venne suggerito da un giovane studente d’esoterismo e cultura nordica, Walter Nauhaus, e non fu per nulla casuale; Thule richiamava infatti sia quella che ormai genericamente veniva intesa come l’antica patria degli ariani sia le dottrine dell’ariosofia per cui, come scrive Tombetti, sin da subito la Thule Gesellschaft si identificò come una società esoterica con precisi richiami all’ariosofia di Lanz e Von List. Il suo motto era “Ricorda che sei tedesco, mantieni puro il tuo sangue.”. Quasi in contemporanea la situazione in Germania precipita. L’offensiva di primavera di Ludendorff si era arenata e il contrattacco alleato segnò la campana a morto per le speranze di vittoria del Reich; in breve il paese fu costretto a chiedere l’armistizio mentre veniva proclamata la Repubblica e pareva imminente, soprattutto a Monaco, un’insurrezione comunista. Temendo l’ascendente che il bolscevismo poteva avere sulle masse operaie Von Sebottendorff chiese al giornalista sportivo e membro della Thule Karl Harrer di creare insieme a Drexler un circolo che fosse il braccio politico della Thule Gesellschaft. Così, il 5 Gennaio 1919, nella birreria Furstenfelder Hof venne fondato da venticinque compagni di lavoro di Drexler il Deutsche Arbeiterpartei che perorava un rozzo miscuglio di nazionalismo, anticapitalismo e antisemitismo. La pochezza originaria di questo nuovo partito viene lapidariamente rappresentata da Fest quando scrive che esso “non andò mai al di là delle confuse concezioni, moventi e obiettivi di una ristretta cerchia di bevitori di birra.”. Intanto però nell’orbita della Thule Gesellschaft avevano iniziato a gravitare dei giovani di belle speranze ed estremamente attratti dalle tematiche ariosofiche e del misticismo orientale di Von Sebottendorff; due in particolare faranno carriera: Hans Frank e Rudolf Hess. Nello stesso tempo personaggi della cultura volkisch e ariosofica come Alfred Rosenberg e il poeta Dietrich Eckart, pur non aderendo mai ufficialmente alla Thule, sono costantemente presenti come conferenzieri all’interno dell’associazioni. In pratica quasi l’intera componente del misticismo nazista, faccia eccezione per Himmler che comunque era a Monaco arruolato nei freikorps, erano o si aggiravano nei pressi della Thule Gesellschaft in quel drammatico 1919. Il 21 febbraio il conte Arco-Valley assassinò il presidente socialista della Baviera Kurt Eisner al fine di dimostrare alla Thule che, nonostante sua madre fosse ebrea, il suo spirito fosse quello di un vero ariano (per questo “servigio” alla Germania Arco-Valley fu in seguito uno dei pochissimi ebrei dispensato dalle leggi di Norimberga), ad Aprile venne proclamata a Monaco la Repubblica dei consigli e sette appartenenti alla Thule sono fucilati dalle milizie comuniste. Piccolo dettaglio poco conosciuto: nei giorni della rivolta comunista bavarese Adolf Hitler, all’epoca ancora caporale dell’esercito, si trovò arruolato tra le truppe del governo rivoluzionario finendo quindi sul fronte opposto rispetto ai freikorps nazionalisti che a Maggio avrebbe rioccupato Monaco. Proprio Hitler, in autunno, venne incaricato di partecipare, come infiltrati dell’esercito, ad una delle riunioni del DAP cosa che fece nella sera del 12 Settembre 1919; durante il dibattito Hitler mise subito in mostra le sue incredibili doti oratorie, ma l’interesse per il giovane partito gli nacque solo leggendo l’opuscolo di Drexlar “Il mio risveglio politico” in cui ritrovò il suo stesso odio per il ruolo corruttore della Germania svolto dalla razza ebraica. Quattro giorni dopo Hitler decise di iscriversi al Dap ricevendo la tessera numero 7; non esiste invece alcuna prova o elemento che faccia supporre che il futuro dittatore sia mai stato membro della Thule Gesellschaft. Da questo momento l’ascesa dell’ex-caporale fu rapidissima e apparentemente inarrestabile: in pochi giorni divenne membro del direttivo del partito, nel Gennaio 1920 spodestò Herrer, il 2 Marzo infine fece cambiare nome al partito, aggiungendovi la denominazione nazionalsocialista, scegliendone la svastica come simbolo in campo bianco su sfondo rosso. La velocità con la quale Hitler assume il controllo assoluto del partito è tanto più sorprendente se si tiene conto del fatto che si tratta di un individuo fino ad allora rimasto completamente estraneo alla politica, quasi sconosciuto a Monaco e senza particolari meriti che lo potessero far emergere all’interno di un universo, quelle delle piccole leghe nazionaliste, che nella Baviera dell’inizio degli anni ’20 era in piena espansione e caratterizzato da una concorrenza ferocie per il primato. Questa “mediocrità” di Hitler diviene tanto più evidente se si fa il paragone con le altre due figure che in quegli stessi anni avrebbero rapidamente conquistato la guida dei loro paesi: Mussolini e Stalin. Nel 1920 il futuro Duce era già una personalità di primo rilievo nella scena politica italiana: ex-direttore dell’Avanti e leader della corrente rivoluzionaria del Partito Socialista, figura di primo piano dell’interventismo nonché caporale gravemente ferito durante la guerra; nonostante ciò Mussolini dovette fare non poca fatica ad imporsi all’interno del panorama del nazionalismo italiano, in quegli dominato dalla figura di D’Annunzio, e nello stesso fascismo, almeno fino alla marcia su Roma, la sua autorità fu continuamente contestata e osteggiata dai vari RAS di provincia. Stalin poi era stato per anni un membro autorevole del Partito bolscevico e, sebbene non una figura di primissimo piano come Trockij o Zinoviev, ebbe comunque un ruolo di rilievo durante la guerra civile, fu commissario alle nazionalità e, alla morte di Lenin, era il segretario del Partito; anche lui però dovette faticare non poco e usare tutto il suo acume politico per approfittare delle rivalità tra i suoi avversari per ascendere alla guida dell’URSS. Invece Hitler era un ex-artista che per due volte aveva fallito l’iscrizione all’Accademia di Vienna e, come detto, negli anni nella capitale austriaca non si era mai occupato di politica eccezion fatta per una breve iscrizione alla Lega anti-ebraica. Durante il conflitto mondiale poi sì era stato ferito ed era stato insignito della Croce di Ferro di I classe, ma non era certo assurto ad eroe di guerra come Ernst Junger o, soprattutto,  il suo futuro camerata Herman Goering, asso dell’aviazione (22 abbattimenti confermati) che aveva combattuto nel circo volante di Von Richthofen assumendone poi il comando dopo la morte di questi. Cioè c’erano molte figure che, come prestigio o storia personale, potevano apparire più qualificate di Hitler ad assumere la guida di un partito: Drexler, Herrer, Hess e lo stesso Goering; invece il DAP scelse l’ex-caporale dai baffi a francobollo facendone il suo Fuhrer incontrastato. Molti storici, tra cui Fest, hanno spiegato tutto ciò con il fatto che, all’interno di un ambiente particolare com’era quello del DAP quindi ultra nazionalista e antisemita, l’incredibile carisma e l’arte oratoria ipnotica di Hitler (per altro avente, come scrive Fest, tutto il tempo che voleva in quanto senza occupazione) ebbero finalmente modo di emergere nella loro diabolica potenza. La spiegazione è attendibile, ma legittimamente qualche dubbio resta. Giorgio Galli ha proposto una tesi basata su una ricostruzione alternativa delle esperienze di Hitler precedenti a quel suo primo contatto con il DAP nel Settembre 1920. Gli storici sono concordi nel affermare che il futuro Fuhrer era sincero quando affermò che fu a Vienna che si andò sviluppando la sua “coscienza” razziale e pangermanista; eppure abbiamo visto che in questi anni egli non tentò nessuno approccio con la politica, neanche tramite le varie leghe pangermaniste o ariosofiche. La spiegazione di questo suo disinteresse politico può giungere dalla profonda ammirazione che Hitler aveva per Wagner non solo come artista, ma anche come figura ideologico-culturale; il grande compositore infatti, soprattutto dopo la sua conversione al cristianesimo, pur non svolgendo alcun ruolo politico accettò di fungere da centro d’incontro, guida e ispirazione per la cultura volkisch. Hitler, che si considerò sempre in primis un artista, probabilmente negli anni viennesi, pur avendo già sviluppato la convinzione di un suo destino messianico per la nazione tedesca, intendeva seguire le orme di Wagner e quindi agire ed esercitare la sua influenza al di fuori della scena politica. Dopotutto è lo stesso Hitler a definire Wagner il suo unico predecessore in quanto, “senza voler essere propriamente un politico”, “era divenuto il più grande profeta che il popolo tedesco avesse mai avuto”. Sappiamo per certo che Hitler a Vienna lesse molto, seppur solo settorialmente, e abbiamo visto come, nonostante fosse uno studente squattrinato, non si fece scrupoli ad usare i pochi soldi che aveva per comprare la rivista di Lanz “Ostara”. Galli a questo punto ammette la possibilità che all’epoca Hitler possa essersi fatto notare all’interno degli ambienti ariosofici e pangermanisti; in tal senso egli, pur sicuramente non essendo considerato una individuo della statura di Von List o Lanz, probabilmente era comunque sufficientemente noto perché nel 1920 non fosse considerato un completo estraneo apparso dal nulla. Altro elemento certo è che Hitler e Hess combatterono nello stesso reggimento, il 16° di fanteria bavarese, anche se la versione storica è che i due si sarebbero conosciuti solo nel dopo guerra; Galli invece avanza l’ipotesi che l’incontro possa essere retrodatato alle trincee del fronte occidentale, quelle stesse trincee dove la vocazione messianica del Fuhrer venne incoraggiata da alcune vicende, come quando si salvò miracolosamente dall’esplosione di una granata. Se così fosse si tratterebbe di un incontro di grande importanza perché da un lato Hitler avrebbe avuto modo di intrattenersi a discutere con una persona già come lui molto addentro alle tematiche dell’ariosofia venendo altresì, forse per la prima volta, anche a contatto con il misticismo orientale; allo stesso tempo Hess avrebbe notato questo giovane carismatico pervaso della convinzione di essere destinato a fare grandi cose per la Germania. Hess poi, l’abbiamo visto, entrò nella Thule, dove ne divenne il capo delle forze di sicurezza, e non si potrebbe escludere che, quando Hitler iniziò a frequentare il DAP, avvertì i suoi confratelli delle incredibili qualità di questo individuo. Se tale ricostruzione fosse vera Hitler allora non sarebbe una figura comparsa dal nulla che scalò il piccolo partito, ma un personaggio già sufficientemente noto nell’ambiente e che godeva della fiducia di alcune figure della Thule di cui il DAP era il braccio politico. Chiariamo questo non può assolutamente voler dire che Hitler fosse il fantoccio della Thule e che fosse controllato da questa; sia da giovane che poi da dittatore questi non permise mai a nessuno di dirgli cosa doveva fare al punto che concesse a pochissimi intimi di dargli del tu. L’affermazione giusta allora sarebbe che la fiducia di cui godeva all’interno della Thule amplificò la potenza già devastante del suo innato carisma; ciò gli permise di assurgere agli occhi di chi gli stava attorno a Fuhrer, al “forte sceso dall’alto” di cui aveva vaticinato Guido Von List. Questa accettazione di Hitler come l’inviato della provvidenza permetterebbe di capire il motivo per cui, all’interno del partito, vi fu l’accettazione acritica a che un soggetto entratovi da neanche un anno ne cambiasse il nome, ne scegliesse il simbolo e, soprattutto, ne modificasse la linea politica. Infatti fino a quel momento Herrer aveva considerato il DAP come il braccio politico della Thule con il compito di dare esecuzione al suo programma esoterico; Hitler invece fece sin da subito in modo che il NSDAP uscisse completamente dalla logica della piccola setta, da lui violentemente criticato nel “Mein Kampf” come sterile e divisivo, per divenire un grande partito nazionalpopolare in cui ogni accenno a dottrine esoteriche fosse debitamente tenuto da parte. Questo cambio di linea all’interno del partito fu contemporaneo con una lotta all’interno della stessa Thule tra l’ala potremmo dire più esplicitamente esoterica, guidata da Von Sebottendorff, e quella più politica che preferiva non dare pubblica visione alle tematiche ariosofiche al fine di non spaventare e rendere diffidente l’elettorato. Se infatti si legge il “Mein Kampf”, da sempre considerato come il manifesto politico-programmatico di Hitler, non vi è mai alcun accenno esplicito all’ariosofia o a tematiche esoteriche; eppure abbiamo ampiamente visto come il Fuhrer non solo ne fosse interessato sin da giovane, ma ne condividesse persino alcune come quella di Horbiger. La spiegazione che dà non solo Galli, ma anche molti degli studiosi del nazismo magico, è che il “Mein Kampf” contenesse il programma minimo, quello esclusivamente politico, del NSDAP ad uso e consumo di un popolo tedesco ben disposto ad accettare di sentir parlare del grande rinnovamento nazionale dopo la pugnalata alle spalle ad opera di ebrei e comunisti. Esisteva però anche un programma “occulto e iniziatico” noto solo ai vertici del partito e basato sui cardini dell’ariosofia: l’ascesa al potere del NSDAP avrebbe dato inizio al Reich dei mille anni, guidato da un’elité politico-religiosa, durante il quale si sarebbe proceduto alla purificazione biologico-spirituale del popolo tedesco al fine di far riemergere i tratti della pura razza ariana per permettere il ritorno all’età dell’oro. Va altresì ricordato che il “Mein Kampf” venne dettato ad Hess durante il periodo della prigionia a Landsberg, a seguito del fallito putsch di Monaco del 1923 (e notare come nonostante quel colossale fiasco nessuno tentò di contendere la leadership del partito a Hitler mentre questi era in prigione); non si può sottovalutare il ruolo svolto da quei nove mesi di detenzione in compagnia di Hess, il più mistico ed esoterico dei gerarchi, che il Fuhrer considerò sempre il suo successore naturale alla guida del partito. Probabilmente fu in quel periodo che Hess illustrò a Hitler, già vegetariano sull’esempio di Wagner, i meriti del salutismo e della medicina alternativa, riconducibili a quel ritorno alla natura di cui abbiamo detto; ciò avrebbe portato il Fuhrer a mettersi in seguito sempre più nelle mani del dottor Morell, i cui intrugli di vitamine e droghe di vario tipo contribuirono al devastante decadimento psico-fisico di Hitler negli anni della guerra. Ancora è ampiamente confermato che, durante la prigionia a Landsberg, Hitler fu continuamente visitato ed assistito nella stesura del “Mein Kampf” da parte di un’altra figura di primo rilievo del pensiero esoterico-scientifico della Germania di quegli anni: Karl Haushofer. Questi era il mentore di Hess, con cui discuteva di astrologia e culture orientali, nonché professore di geopolitica all’università di Monaco. Partendo dalle teorie dell’inglese Mackinder sul conflitto permanente tra potenze terrestri e navali, Haushofer elevava, come scrive Marco Dolcetta, “il vecchio spirito conquistatore dei germani a rango scientifico”. Nelle sue lezioni iniziò ad essere usato il termine Lebensraum (spazio vitale) per intendere la necessità che aveva la Germania di espandersi verso est così da assumere il controllo dell’Heartland (cuore del mondo composto da Prussia, Polonia e Russia europea) come primo passo verso la successiva conquista della World Island cioè la massa compatta di Europa, Asia e Africa. Lo scopo ultimo di ciò doveva essere quello di sterilizzare le grandi potenze navali (Gran Bretagna e Stati Uniti in primis) che con le loro flotte intendevano soffocare le potenze terresti (questo terrore tedesco per le potenze navali comunque non è nuovo e risale ai tempi precedenti alla Grande Guerra con il Kaiser Guglielmo II e la grande espansione della flotta). In seguito Hitler, anche dopo che Haushofer fu caduto in disgrazia, continuerà ad essere ossessionato dall’idea del Lebensraum al punto da decidere, contro il parere dei suoi generali e di ogni logica militare, di attaccare la Russia rischiando di nuovo quella guerra su due fronti che, sempre nel “Mein Kampf”,  aveva definito come un’eventualità da evitare a tutti i costi. Mi sembra a questo punto di aver fornito sufficienti elementi per dimostrare quanto la nascita del NSDAP e il suo successivo programma politico, prendendo per vera la tesi del doppio programma, siano state influenzate dal sostrato culturale dell’ariosofia e del pensiero gnostico-esoterico europeo del primo novecento. Tutto ciò però non deve portare all’erronea ed assurda idea che il Nazismo ascese al potere perché favorito da forze occulte o da potentissime sette segrete che manovrarono nell’ombra. La Thule infatti, e questo lo scrivono senza mezzi termini tutti gli esperti di nazismo magico, nonostante i finanziamenti da parte della borghesia più conservatrice e la presenza nelle sue fila di intellettuali ed esponenti dell’alta società, non fu mai una entità della forza ad esempio della Massoneria. Anche al suo massimo splendore ebbe al massimo 1500 membri in tutta la Baviera (di cui 250 a Monaco). Senza la tempesta perfetta della crisi del 1929, che si andò ad unire con il senso di frustrazione per il diktat di Versailles e la mai sopita sfiducia verso Weimar, il Nazismo non sarebbe mai passato dall’essere un partito tra il 2-3% dei voti al 43% delle elezioni del Marzo 1933.
 
C’è ancora molto di cui parlare, ma, come già anticipato, per agevolare la lettura ho deciso di dividere in due questo articolo così vi rimando a tra cinque giorni con la seconda parte in cui discuteremo di: le SS, le spedizione della Ahnenerbe in giro per il mondo e il volo di Hess in Inghilterra nel 1941.
 
Bibliografia:
 – Giorgio Galli, Hitler e il Nazismo magico
Pierluigi Tombetti, I grandi misteri del Nazismo – La lotta con l’ombra
Joachim Fest, Hitler. Una biografia
George Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich

 

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